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Magadan
( http://goo.gl/maps/ZqBq ) non e' solo una citta', e' prima di tutto una "dimensione esistetiva". Magadan fu creata nel 1939 per essere una prigione tout court e tale e' rimasta. Mancano solo le sbarre. Provate a immaginare una citta di 100.000 abitanti, circondata da una parte dall'oceano, e dall'altra, da un territorio montagnoso che si estende per 2000km con una superficie grande quanto tutta l'Europa centrale popolato da appena 45.000 persone, aggiungeteci che d'inverno ci sono 4 ore di luce e 35 gradi sottozero e d' estate quasi sempre piove e mai si superano i 20...les jeoux son fait. Magadan non e' Russia. Magadan e' Magadan, e sono gli stessi cittadini i primi a sottolinearlo. Mosca si fa vedere soltanto quando c' e' da incassare - l'oro che nella regione da da lavoro all'60% della popolazione, per questo la sostiene con un benefit economico pari a 2,5 volte lo stipendio che prendono. A Magadan si respira ancora aria sovietica. I giovani tanto quanto gli anziani rimpiangono i tempi passati. Magadan e' un triste esempio di gloria decaduta. "Una volta -mi dice un signore dle posto- questa era la citta' modello. Gli edifici erano tutti tenuti bene, le facciate colorate e le strade erano rifatte annualmente. Oggi, sembra la Stalingrado delgi anni '50". In effetti non ha tutti i torti. Gli intonaci degli eidfici cadono a pezzi. Le strade hanno buchi profondi 40cm nel centro della citta'. Ovunque e' sporco e grigio. I veri padroni della citta' sembrano essere solo i gabbiani e i cani randagi. Seppur una delle regioni piu ricche della Russia, Magadan e' oggi fondalmentamente un luogo di paradossi. Li si vive di credito e tutti hanno Suv o jeep di grosse dimensioni. Tutti hanno l' I-Pod , l' I-Phone ma hanno internet a 12kb per secondo, si vestono dai cinesi, il cibo e' un optional tanto inutile quanto caro- cosi sembra. Non si capisce davvero dove vanno a finire tutti sti soldi e quando chiedi loro cio fanno spallucce e ti dicono "korupzia". Una pizza costa intorno ai 20 eur, un kilo di mele 6 eur, 1lt di latte supera i 2eur, 1kg di cetrioli prodotti in loco 10eur, mentre quelli importanti dalla cina li trovi a 1,5 eur: misteri del capitalismo. Sigarette a 80 cent, bottiglia di vodka a 4 eur, benzina a 1eur, birra in un pub dai 3 ai 5 eur, 200gr di Nutella 2,5eur, 500gr barilla 2 eur, 1kg di pollo dal brasile a 6eur. Pensione media 350eur, affitto medio di un appartamento di 50mq 500eur, stipendio medio 600eur con estreme oscillazioni che vanno dai dipendenti pubblici (350eur) agli ingenieri delle miniere d'oro (6000eur). Una sera nel tentativo di cucinare uan pasta che desse almeno l' illusione di un poco d'italianita, mi sono trovato costretto a ripiegare su un granchio oceanico di 4kg: al Pollo dal Brasile, sugo di pomodoro dalla Cina, pasta Ukraina, arachidi dall'Iran, MOZZARELLA DAL KAZAKISTAN, salciccia da Vladivostok ho detto no.

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La gente veste e pensa in maniera semplice, esclusi quei pochi casi di umani che sono andati oltre la collina a vedere che aria tiri. La gente li sembra apparantemente non risentire di cio, sembra nn averne bisogno. Non ci sono sbarre alla loro prigione, ogni giorno vola un aereo a Mosca per 300eur -mi dicono, che ci vado a fare la, qui si guadagna di piu e si vive meglio. Ecco, una cosa l'ho capita, da queste parti il 90% delle persone misura lo stato di salute, la condizione di vita, la propria felicita' unicamente in funzione del denaro. Cio che non ho capito, e' come un paese sebbene tanto lontano da tutto e tutti, rimasto isolato dal mondo per 60anni, sotto un rigido sistema comunista, possa essere oggi cosi vicino a noi, anzi ci ha addirittura superato. Che sia merito del socialismo stesso, del lascito che vi ha lasciato o dei segreti che si e' portato nella tomba, questo non lo so, quello che so e' che qui quasi tutti vanno all'universita, la finiscono a 21anni, a 22 si sposano a 23 un figlio e un lavoro, a 25 divorziano eppure la sensazione di aver a che fare con persone felici ti sfugge, piuttosto delle persone che si sono abituate o li hanno convinti a credere che la loro qualita di vita sia alta. Nessuno sembra interessarsi degli effetti ambientali e sulle persone delle tonnellate di discariche a cielo aperto che ovunque si possono vedere e sentire. Parlare di differenziata- figuratevei quella nemmeno a Mosca, parlare di rispetto della natura, di politica o di quali siano le prospettive future dell'umanita sono problemi che a Magadan non si pongono, finche la giostra "oro-carbone" andra avanti, loro saranno sempre disposti a rinunciare a "pensare" per un posto di lavoro che gli dia la possibilita di comprarsi una buona macchina, un i-phon, di farsi una famiglia a qualsiasi condizione, umana o disumana che sia, poiche tanto il governo quanto la stessa gente lo sa che i Russi sono dei veri stakanovisti, ma a differenza della Cina e del Giappone, in Russia di umano c' e' ancora molto, solo non si vede, come dicono lor stessi -bisogna sedersi ad un tavolo, ascoltare le loro storie aspettando che il bicchiere si svuoti per assaporare l'essenza vera dei Russi. Uno si aspetterebbe di sentirsi dire: " odio il freddo, non vedo l'ora di andarmene " quando li senti parlare di temperature vicine a -60. Invece no! c'e' chi ama la neve e il freddo e la cerca anche d'estate in collina: "la neve e' tutto per noi, una sala giochi a cielo aperto, che ci distanzia dall'alcolismo" , come se ci fosse uan qualche connessione con le due cose, o vattelapesca che cosa per loro cio significhi. Magadan e' se stesso un paradosso, un luogo " esistentivo" in cui grezzezza e titoli di studio elevati vanno di pari passo invece di essere esclusivi.Il paradosso della conciliazione lo si vede nelle donne: donne dalla pelle dura come cartavetra che non hanno mai visto una crema nivea in tutta la loro vita, capaci pero' di accoglierti in casa loro, sporco di pece e puzzolente, senza nessun timore o sguardo preoccupato che tu non capisca la loro lingua o le possa fare male -perche loro non hanno paura di nulla, loro si sono fatti una rivoluzione, due guerre e 70anni di comunismo- e le donne " moderne" che le vedi usicre dalle Bugatti extralusso affiittate per un giorno, precise, pulite, incastrate dentro a minimali abiti, ballerine su tacchi a spillo vertiginosi, donne che non sanno nemmeno cosa siano sentimenti quali la compassione e la pieta'. Due cose le so, per vivere a Magadan o ci si e' nati o si e' tanto disperati o ciechi da vedere il denaro come unica ragione di vita, poiche una persona sana di mente, la non ci vivrebbe nemmeno se la pagassero. Non a caso gli unici stranieri la' sono quatrro idioti americani che non sapendo cosa fare hanno aperto un ristorante pizzeria italiana. La pizza e' alta 3 cm, non e' oggettivamente male. Non esiste la Margherita ma c'e' la pizza all'ananas. Costa circa 23eur una pizza da 40cm di diametro. Parlandoci un po capisco che alla fine del mese tirano su una vera fortuna, oltre 5000eur puliti. Ovvio vendono m***a per oro, ma la colpa e' solo di noi italiani dalla lingua troppo lunga. Rifletto un attimo e penso...come non hanno la margherita, cristo di dio come la fanno una pizza. Vado dalla cassiera, ovviamente russa, e le pongo la questio...come cazz la fat na pizza sim mozzarella i pomodor? Lei mi guarda e mi dice: "no, abbiamo pomodoro e mozzarella." e allora perche non c'e' la margherita? " Ma cos'e' la margherita? -mi risponde nella piu totale ignoranza" Allora li mi incazzo e le chiedo di farmi parlare col titolare, sto becero di americano che dopo avermi sentito un attimo, spiega alla tipa come c***o si fa una marghetita,e voila dopo 10min avevo la mia Margherita da 3cm. Tutto viene importato. Voi ci vivreste in un posto dove gli unici prodotti di qualita' ( prodotti la') sono cavoli, patate, carote e latte, dove il concetto di bello non esiste, e una delle massime aspirazioni e' comprarsi una jeep extralusso?. Io ci vedo solo un cane che si mangia la coda, ma loro questo non lo vedono, non sembrano vederlo. La loro vita riproduce nella stragrande maggioranza un banale consumistico stile di vita che non produce di fatto nessun cambiamento reale. Una sera sono in un pub, il Leningrad. La musica e' rock quella sera. A fianco a me si siede un ragazzo sulla ventina. Stazza piccola, biondo, occhi azzurri, giubotto in pelle. Nulla di strano se no fosse che ordina un caffe, ha le cuffie nelle orecchie e ha in mano un cubo di rubick. Siamo in un pub -dico io. Qual e' il senso di venire qui ascoltandosi la propria musica bersi un caffe con un cubo in mano? O questo e' un pazzo squlibrato o uno al di fuori dalle righe. Decido di rompere il ghiaccio sperando che non sia uno di quelli che in russia chiamano gopnik,(skinhead locali) e mi presento. Dalle prime battutte capisco che e' davvero un tipo strano, mi regala dolci sorrisi e sguardi incomprensivolmente minacciosi. Appena gli dico che sono italiano, non so perche ma mi mostra una foto dal suo I-Phon: Mussolini. Basito non faccio domande. Lui mi fa cenno di pollice su o giu, come dire tu da che parte stai. Io penso- qui la faccenda non e' esprimere o meno la mia opinione, ma non sbagliare la risposta. Al che, sperando di uscirne indenno, me la gioco con un semplice: "MUSSOLINI KAPUT ". Il tipo mi guarda, con l'aria di uno non troppo soddisfatto, mi fa un sorriso, da un sorso al caffe e sparisce in silenzio come era arrivvato.

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La ragazza con cui ho vissutto nove giorni, vent'enne, studente di psicologia, lavorava come cantante in un nightclub. Non sposata. Non fidanzata. Ogni sera tornava alle due di notte. Mi salutava, fumava una sigaretta, mi diceva che avevo un bel culo e poi andava da sua madre a dormire. All'inizio ho pensato che fosse una puttana che andava a casa dei suoi clienti, poi mi sono reso conto che cosi' non era, allora le ho chiesto il perche. Lei mi dice: "Tu sei uomo e io donna" -io sbigottito le rispondo: "e allora? che io sono un uomo e tu una donna su questo non ci piove " "Allora una ragazza non fidanzata non dorme con un ragazzo" -mi dice. "E chi l ha detto questo?" -replico io. "La mamma lo dice" -risponde. Ahh beh se lo dice la mamma...tanti auguri. Vent'anni, cantava in una night club Ogni persona seduta pagava circa 7eur per una singola canzone. Ogni sera riempiva decine di tavoli.Ogni sera cantava dalle diciotto alle due e nei weekend fino alle quattro della mattina. Tornava di notte a casa, ma a Magadan alle tre e' gia giorno. Si svegliava alle due. Mangiava qualcosina, la prima schifezza che trovava a portata di mano -nemmeno aveva la cucina in casa, andava a farsi la doccia, si preparava e di nuovo al lavoro. Tutto questo non per il fatto che guadagasse 750eur al mese, ma perche era fermamente convinta di essere una privilegiata e che molti altri guadagnavano di meno, e quando io gli feci notare che al suo posto -visto l'incasso che contribuiva a produrre per il Night, visto che era una delle poche cantanti della citta', visto il fatto che non aveva tempo nemmeno per pranzare in pace, io avrei almeno chiesto il doppio se non il triplo, almeno me ne vado al ristorante ( non che faccia tutta sta differenza) invece di mangiare sempre di corsa la prima cosa al volo che passava. Lei mi rispose molto pacatamente con aria sorpresa: " non si puo" . Cosa non si puo'? Non si puo chiedere -io domando. "Se lo chiedi poi ti cacciano" -mi risponde. "E dove siamo, sotto dittatura, cos e' questo un film?" -ribatto. "Non lo so, cosi mi han detto" -risponde. Al che visto l'andazzo tento per un'altra via. " Chi te lo fa fare di far guadagnare un sacco di soldi a sta gente per poi essere trattata in questo modo?" -replico ancora una volta. Lei ci pensa un po e poi mi dice "mi danno molti soldi". Incredulo la guardo pensando fra me e me di essere su scherzi a parte. Poi ritento formulando la questione diversamente. "750eur sarebbero molti soldi a Magadan quando un c***o di kilo di mele costa 6eur?. Rasentiamo l'inimmaginabile allorche lei mi risponde: "un kilo di mele mi dura 3 settimane" " e quanto spendi al mese per il cibo?"- replico io stizzito. "Non piu di 125eur" "e cosa mangi pane e burro tutti i giorni?" -dico io. "No, a me non serve mangiare molto, mi basta una volta al giorno". Pensando di avere gia toccando il fondo, mi gioco il jolly finale chiedendole che c***o ci faceva allora con tutti sti soldi se poi non aveva tempo per spenderli, visto che tanto il cibo era un optional. La risposta fu "Non e' vero, domani vado a comprarmi un nuovo vestito perche al lavoro mi hanno chiesto di essere piu sexi perche ai clienti piace". Questa studiava psicologia per diventare una psicologa. Ahime per un attimo mi sono sentito un ingeniere della NASA, poi riflettendo mi e' venuto in mente solo la canzone dei CCCP: produci, consuma e crepa. Peccato che i CCCP si sono dimenticati di passare da Magadan. Nonostante tutto a Magadan ho incontrato bellissime persone che mi hanno offerto di tutto, regalato un sacco di cose, fermato per strada per farsi una una foto con me, e altri come Kiril e Sveta, i padroni del Leningrad che mi hanno portato su e giu per la citta, mi hanno aperto il bar alle sei del mattino per farmi vedere Italia-Spagna, mi hanno fatto da taxi ogni giorno senza chiedermi nulla in cambio, mi portavano il cibo a casa visto che non avevo una cucina per cucinare e mangiare fuori era una cosa da paperoni.

Magadan e' un luogo che consiglio vivamente per il rimbalzo percettivo che sia ha misurando il tutto con i nostri parametri. Tutto la puo sembrare logico e ragionevole, perfino quello che per noi sarebbe disumano.

Magadan e' un pugno nello stomaco, che invece di farti vomitare ti fa aprire gli occhi su quanto davverro tutto sia relativ



FOTO DI MAGADAN:



http://www.facebook.com/media/set/?set=a.377393468980787.97464.100001304105014&type=1



VIDEO DI MAGADAN:



1)http://www.youtube.com/watch?v=wcXPD1Nzrq4&feature=plcp

2)http://www.youtube.com/watch?v=ICBGmCYQkEo&feature=plcp

3)http://www.youtube.com/watch?v=ADY3XuB5ByA&feature=plcp

4)http://www.youtube.com/watch?v=pKnmuY0iglo&feature=plcp

5)http://www.youtube.com/watch?v=AZzII_qnoRQ&feature=plcp

6)http://www.youtube.com/user/klemm1983?feature=mhee

7)http://www.youtube.com/watch?v=G7dFyW-dLIc&feature=plcp

8)Sfortunatamente il migliorvideo nn e possibile scaricarlo, la velocita di internet e bassissima

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MessaggioInviato: mar ago 07, 2012 8:57 am 
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ottimo inizio! continua cosìì :D

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ImmagineLa prima parte della Kolyma ( Strada delle Ossa) comprende un tratto di 1012km che va da Magadan aUst-Nera http://goo.gl/maps/58N8. Li ho percorsi in meno di 24 ore effettive. Con mia grande sorpresa la strada e' molto meglio di quello che dicono-un luogo di morte. Non dico che si possa parlare di asfalto vero e proprio ne di comodita' ma tutto sommato agilmente si superano gli 80km/h per lunghi tratti. Lasciati Magadan la temperatura s'impenna di 15 gradi fino ai 35-36 con mia grande gioia. La Kolyma (Starda delle Ossa) e’ un esperienza unica e irrepetibile che lascia senza fiato. Piu’ che una strada di morte verso ovest la Kolyma e’ un viaggio indietro nel tempo. Piu’ ci si allontana da Magadan piu’ si ha la sensazione di essere tornati ai tempi dell’URSS, raggingendo l’apice nel villaggio di Artyk, dopo il quale poco a poco si ritorna alla normalita’.


La Kolyma e’ una strada molto silenziosa, disseminata costantemente da lapidi e da monumenti alla memoria. Il senso di morte e’ decisamente percepibile.Gli abitanti Sakha sono soliti quando la percorrono offrire in dono alla terra attraversata dalla Kolyma una parte del loro cibo, come segno di buon auspicio in quanto si narra che le anime dei prigionieri di guerra, morti costruendo tale strada, sono rimaste incastrate sotto l’asfalto misto a terra e a ossa e pretendono un dazio. Ogni anno si contano un sacco di incidenti e di morti e la gente del posto riconduce questi fatti al volere di queste anime imprigionate. La Kolyma attraversa una delle regioni piu’ impervie e selvagge che abbia mai visto, grande quanto l’Europa centrale e con centinaia di chilometri di roccia, fiumi e alberi. Tuttavia la bellezza della Kolyma e’ la sua gente, quella non ancora scappata e legata ad una ventina di cittadine e villaggi. Attraversando la Kolyma a piedi e’ possibile concentrarsi piu’ sulle persone che sul paesaggio e scoprire dall’interno che qui si rasenta l’immaginabile e nemmeno questo gli si adatta davvero. La Kolyma e’ un must che ogni viaggiatore che si ritiene tale deve compiere. Sulla Kolyma la parola “turista” e’ soltanto presente sul vocabolario che di tanto in tanto tengo in mano per non esprimermi come un troglodita uomo della caverna. Qui la gente ti chiama "putishestviennik"(viaggiatore) Il 99% della popolazione non ha mai visto uno straniero e probabilmente non e’ nemmeno mai uscita dalla Russia –probabilmente chi lo fa qui poi non ci ritorna di sicuro. Chi rimane qui ha davvero una vaga idea di cosa succeda al di la’ della “Cortina”, ma qui non e’ Africa dove non c’e’ tempo per la scuola e si deve pensare all’acqua, qui siamo in uno die paesi piu’ ricchi del pianeta, in uno dei luoghi dove i salari sono tra i piu’ alti. Tutti vanno a scuola e ottengono un diploma di laurea. ImmagineQuello che fa la differenza tra noi e loro –credo, sia il livello qualitativo dello studio e il livello informativo generale. Alla domanda perche sia crollata l’Unione Sovietica tutte le persone a cui l’ho chiesto non mi hanno saputo dare una risposta eppure qui conoscono Celentano, l’Internazinale, la Bellucci e pure gli Zero Assoluto, ma quando gli chiedo di Berlusconi, molti credano che sia stato impiccato nel 1944 – un accostamento come dire fortuito ma nemmeno poi piu’ di tanto sbagliato. Durante l’attraversamento dei sui 2400km mi e’ capitato di essere fermato da centinaia di persone solo per stringermi la mano, offrirmi un sorriso o invitarmi a bere o mangiare qualcosa. Durante i 17 giorni di permanenza sulla strada ho raramente pagato qualcosa, addirrittura per nove giorni consecutivi non ho speso nemmeno una lira. La Kolyma e’ decisamente diversa da quello che si legge comunemente in internet, e dal giudizio che gli stessi russi danno di essa e di se stessi, come qualche settimana fa ho riportato sul mio blog (http://www.blogger.com/blogger.g?blogID ... 4158873648).
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Sono partito con l’ansia e la paura, i soldi tutti nella cintura e il coltello sempre a portata di mano. Ho finito per nemmeno nascondere piu’ i soldi tantomeno di usare il coltello. Al di la di qualche ubriacone davvero pericoloso, che pero’ rimangono circostritti ai villaggi sotto i 1000 abitanti, direi che tutto sommato la Kolyma e’ piu che sicura e le persone sono davvero disponibili ad aiutarti e a mostrarti il loro mondo, e la lingua non e’ assolutamente un problema perche i russi son fondamentalmente dei napoletani solamente un po’ piu’ “meno napoletani” e troveranno sempre la maniera per farsi capire e darti cio’ di cui hai bisogno senza mai cercarti di fregarti.

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Da un punto di vista tecnico organizzativo sono partito alle 6.30 del 10 luglio 2012 con il timore di tornarmene indietro dopo poco. Cercavo di farmi notare il meno possibile sebbene si e' rivelato un compito assai arduo. La strada e' solo una per 2000km. Tutta la vita gira intorno a questa strada e non c' e' via di scampo. Sono stato due ore quella mattina sulla strada prima che qualcuno si fermasse. Era la tredecisima. Non male come media. Pensavo anche peggio.Tuttavia la cosa piu difficile e' quella di abituarsi alle facce dei russi e capire che dietro quella maschera da testa di cuoio c'e' un essere gentile e pronto ad aiutarti. I russi non hanno mezze misure, o sono angeli o diavoli. E' per questo che bisogna saper essere delicati come carta da culo e ruvidi come la cartavetra quando c'e' da darsela a gambe. Finora posso dire di essere stato probabilmente fortunato. Tutto dipende da come ti poni e ovviamente dalla fortuna. Sono partito da Magadan sapendo sei frasi di russo. Orgogliosamente dopo aver passato tre settimane in un luogo dove o si parla russo o ci si esprime come le bestie a suon di gesti e graffitti sulla sabbia, posso dire di essere in grado di mantenere una discussione elementare per 30 minuti. Il russo sebbene sia una lingua molto difficile e' incredibilmente invasivo e quando ti entra dentro non ti molla di piu', e poi le donne di questo paese sono tanto interessanti che vale la pena parlare un po' di piu' di russo. Dopo 2000km quello che sarebbe dovuto essere uno dei piu' grossi problemi -la lingua, si e' invece rivelato piuttosto una semplice formalita'. La prima ora l'ho passata nascosto tra un arbusto e il ciglio della strada e appena sentivo un rumore di un mezzo mi gettavo sulla battistrada. Poi mi sono rotto i c*****i e ho detto o la va o la spacca, se faccio cosi per tutti i restanti 15.000km finisco per essere bersaglio dei cacciatori. Tutte le paranoie piu' bieche ti assalgono in contemporanea. Pazzi scatenati che girano ubriachi alle 6 del mattino, cani randagi in cerca di cibo, cacciattori, orsi, lupi e chi piu' ne ha piu' ne metta.Tutto cio' che si pone davanti ai tuoi occhi diventa un possibile nemico. Al momento della partenza non ti senti solo, sei tu e mille altri mostri che ti fanno da eco da ogni dove come e perche'. La partenza e' un momento davvero catartico in cui si deve lavorare di assoluto autoconvincimento. Poi la prima macchina si ferma. Che fare? Ovvio sentiamo che dicono. Escono fuori due personaggi dall'aspetto inquietante. Non ho nemmeno il tempo di capire perche sono scesi- non potevano semplicemnte parlarmi dal finestrino, che con gentilezza mi aprono il portellone di dietro epr farmi mettere lo zaino. Io dico Susuman. Loro continuano a farmi cenno di mettere lo zaino dentro e di salire. Io, col c***o che ci entro se non mi dicono dove vanno. Allora alzo la voce....AT KUDA IDIOSH? (dove vai) Mi rispondono. Non vanno a Susuman ma dato che la strada e' una sola, possono comunque darmi uno strappo per 350km. Non male per il primo giorno. Quando si sale su di una macchina di socnosciuti, la prima cosa che si vuole e' una sigaretta. Sia per rompere il ghiacchio col guidatore sia per allentare la tensione. Fortunatamente in Russia e' praticamente impossibile trovare un guidatore che non fumi o che non ti permetta di fumare.Chapeau! In tutti i modi la gioia per essersi tolti dalla strada passa rapidamente per essere sostituita da un piu cupo sentimento: il dubbio. Passata la veloce sbornia di euforia ci si chiede chi si ha davanti e se invece non si e' passati piuttosto dalla padella alla brace. La sigaretta serve a questo. Capire da che parte stanno. Che cosa vogliono da te. Sapere se ti possa fidare di loro. La sigaretta in russia e' un valido strumento per porre le basi di un "ponte comunicativo" in assenza di una lingua comune e di stabilirne le potenzialita' e la "percorribilita". Una volta fatto questo allora, solo allora si puo' tentare l'attraversamento con domande del tipo: come ti chiami, che fai, lavori, hai figli. Poi tocca a loro. Se avranno interessi pacifici lo si capisce subito se alla domanda: "mozna kurit"(si puo' fumare), ti risponderanno "canieshna" (ovviamente) come dire...non devi nemmeno chiedercelo. Tutto dopo torna piu' pacato e non e' nemmeno piu' necessario fare altre domande. Se loro sono interessati ti faranno domande, in caso contrario ti lasceranno riposare. I russi pur trovando incomprensibile che un giovane di 29 anni non abbia figli, un lavoro, una moglie e sia vestito come arlecchino, e passi il suo tempo nella Russia piu' desolata e sconosciuta... i veri russi ti aiuteranno sempre, offrendoti quello che hanno, poco se hanno poco, tanto se hanno tanto. Ti impediranno di pagare qualsiasi cosa. I veri russi rispondono sempre "Normalna".


Una volta salito a bordo I russi si preocuperanno di trovarti un auto o un camion che ti porti alla sucessiva citta’. Se me lo permettete, non fate l’errore di prendere un passaggio dai tir come ho fatto io in quanto viaggiano a delle velocita inverosimili e e per ore e ore sei costretto a sentirti l’hit parade del del piu orrido pop russo, rob ache a stento definirei musica. Ho coperto i primi 650km in 17h15’ arrivando a Susuman a mezzanotte esatta. Li’ mi sono venuti incontro una tenera famigliola, composta da madre e figlia. Soltanto dopo essere sceso dal camion e le dovute presentazioni mi sono reso conto in che diavolo di posto ero finito. Attorno a me enormi blocchi di cemento in gran parte disabitati con finestre distrutte e porte sprangate da alberi cresciutici dentro. Tuttavia da quello che mi dicono qualcuno ci vive pure. Benvenuti a Susuman, il paese dove la realta’ supera decisamente la fantasia


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Susuman

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Entro in uno di questi casermoni seguendo la tenera coppietta cercando di immaginare in quali di questi avesse luogo tanta meravigliosa inventiva. Susuman alle 00.17 ha davvero un aspetto inquietante. Roba da film dell’orrore. Si cammina tra macerie di ogni tipo, cani randagi, erba alta 40cm, carcasse di automobili lasciate al piu’ totale abbandono, pneumatici dalle dimensioni umane usati vasi di fiori. Susuman e’ una discarica a cielo aperto. Un luogo dove i ruscelli sono color sangue per il mercurio usato per separare l’oro dalla terra. Uno dei luoghi piu’ ricchi e al tempo stesso contaminato di tutta la Russia. Eccellente dimostrazione della grande democrazia che vige in Russia. Susuman e’ il luogo principale di tutta l’estrazione aurifera russa. Una volta era un paese in cui vivevano 20.000 persone. Oggi, escludendo i cani randagi, gli zombie con le bottiglie di vodka in mano, e coloro che vivono nei box di latta presso le miniere d’oro, Susuman contera’ al massimo 8000 persone, sebbene camminando per la citta’, la sensazione e’ che ve ne siano molti ma molti di meno. In un paesino in cui l’acqua costa 3 eur a bottiglia, un kilo di mele 8eur, internet viaggia a 3kbit/sec e costa piu’ di 50eur al mese e l’unico hotel di tutta la citta’ –pura preistoria- costa quanto una notte a Portofino, non si capisce perche’ vi siano siano presenti tutte e tre le compagnie telefoniche russe, in guerra per accappararsi un spaurito numero di utenti“ onnivori di tecnologia ”. Se Magadan l’avevo definita un pugno nello stomaco, una volta giunto qui, mi sono mancate le parole. Non le ho mai trovate. L’unica domanda che vale davvero la pena di pensare e’ cosa spinge un essere umano a vivere in un tale posto. Non perche sia piccolo. Non perche sia isolato. Se Susuman fosse un opera d’arte sarebbe la “Tristezza” anzi questa si sentirebbe offessa. Susuman appare il villaggio di Truman Show. Ognuno li sembra recitare una commedia. Ci sono notai, avvocati, ingenieri, architetti, geometri, pure un ufficio postale, una caserma della polizia, una banca, eppure visitando questi uffici l’idea che li qualcuno lavori e’ semplice pura demagogia. La polizia non e’ nemmeno dotata di un computer. Le poste invece lavorano con computer che paiono dei commodore 64 se qualcuno se li ricorda ancora. Sono stato in uno studio di architetti , ingenieri e geometri. Al di la’ di un tavolino, un paio di sedie, qualche fascicolo cartaceo, e qualche pianta a fare da contorno, sembravano piu’ delle celle di reclusione a cinque stelle che degli studi professionistici.


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Susuman parco giochi


Tuttavia in questo luogo ho trovato una famiglia incredibile che mi ha fatto sentire a casa. Sebbene sia arrivato in tarda notte, una volta giunto in casa, ad accogliermi c’era un tavolo ricolmo di ogni ben di dio, degno della fama dell’ospitalita’ russa.

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Per due giorni sono stato scortato per la citta’ e nutrito fino all’inverosimile senza tirar fuori una lira e quando me ne sono andato via volevano anche darmi 1000 rubli (circa 25eur)che pero’ non m la sono sentita di accettare. Una volta lasciato Susuman sono partito alla volta di Ust-Nera che pero’ non sono riuscito a raggiungere in giornata sebbene fossero soltanto 380km. Questa volta, ad offrirmi un passaggio sono stati una coppia di fratelli sulla ventina. Spiego loro che voglio arrivare a Kadchikan –la citta’ fantasma, per fare delle foto e con gran sorpresa mi dicono che c’e’ ancora qualcuno che vive li. Mi spiegano che un uomo si e’ rifutato di andarsene e ha deciso di rimanere sebbene non vi sia elettricita’, ne’gas, ne’ fognature. Ma per i russi di queste parti, nati e vissuti nell’Unione Sovietica questi sono confort di cui possono fare anche a meno. I ragazzi devono andare ad Artik, 150km a nord di Kadchikan, tuttavia son disponibili a portarmi li’ e farmi conoscere quest’uomo. L’arrivo alla citta’ fantasma e’ degno della sua nomina. Lasciata la strada principale nel mezzo del nulla piu’ assoluto, ci avventuriamo per una piccola strada in terra lunga di 3km totalmente immerse nella nebbia piu fitta. Di tanto in tanto scorgo ai lati della strada carcasse di autocarri, pezzi di metallo di ogni genere, case sventrate, addirittura un carroarmato. La nebbia si fa piu fitta. Si va a venti all’ora tra un sussulto e l’altro dovuto alle terribili condizioni della strada. Se questo non fosse stato vero non ci avrei mai creduto. Poi d’un tratto, dopo aver attraversato un piccolo ruscello ecco che la nebbia svanisce tutta d’un colpo e come per incanto i torioni di questa arca perduta si rivelano in tutta la loro possenza. Di fronte a me casermoni alti dieci piani in puro stile sovietico avvolti da una fitta vegetazione fanno da sfondo ad un paesaggio da cartolina che forse solo i nostri nonni ricordano all’indomani della fine della Guerra.

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Qui si e’ tornati indietro nel tempo. Un calendario trovato all’interno della scuola indica 1993, poi piu’ nulla. Tuttavia i ragazzi non mi fanno scendere ma mi portano direttamente dall’unico abitante superstite. Ovviamente mi domandavo chi mai potesse essere un tale pazzo da vivere in un luogo tanto macabro e tenebroso, cosa lo spingesse a stare li’. Ovviamente avevo anche la paranoia che tutto cio’ fosse una bufala per portarmi a sperdere e derubarmi di tutto. Per questo tenevo sempre il coltello a portata di mano. Giunti li, ci vengono incontro tre uomini. Sono decisamente intimorito. Cerco di scaricare la tensione girandomi una siga. Loro si avvicinano e mi tendono la mano e si presentano. Io faccio lo stesso. Mi rilasso un poco. Mi fanno cenno di seguirli. Io mi accendo la siga. Ad attendermi-incredibilmente a dirsi, c’era un banchetto molto frugale compost da te’, pane e kalbasa (una salciccia rosa molto grassa che ricorda vagamente la mortadella). L’abitazione era grosso modo una casupola in legno, con tanto di stufa a carbone, tavolo e tre letti. Calendari di donne nude e per non bastare anche una gigantografia di Stalin al centro della parete. L’aria era irrespirabile,viziata, un concentrato di fumo, carbone, lampade a petrolio e coperte di liuta. Stavo respirando aria, aria “sovietica”. L’uomo che avevo di fronte incarnava benissimo lo stato d’animo di quell posto tetro, dove la luce filtrava fioca da una finestra interamente coperta dalla polvere near del carbone. I cinque si siedono e iniziano a discutere pacatamente senza prestare attenzione a quello che faccio. Ho timore a chiedere se posso scattare alcune foto. Lo chiedo. Mi dicono che non c’e’ problema. Poi continuano la loro conversazione. Osservo lui. Un uomo schivo direi, sulla sessantina o forse meno. Alto e magro. Occhi vitri di color grigio verde. Un viso scavato dale fatiche del tempo, la pelle scura color caffelatte, baffi e barba curati piuttosto decorosamente. Una sigaretta dietro l’altra. Camicia e pantaloni mimetici. Qulche sorriso ogni tanto. Io guardo l’ora. Sono gia’ le due del pomeriggio e devo ancora visistare la citta’ e mettermi in Marcia per Ust-Nera. Tuttavia da li’ non c’e’ modo di alzarsi e congedarsi. Sarebbe irrispettoso. Devo aspettare che loro se ne volgiano andare. Dopo piu’ di mezz’ora li in silenzio a fare l’allocco, Sergei – cosi si chiama, mi rivolge la prima domanda. Nascera’ poi un intervista splendida di una decina di minuti su questo “museo vivente” che non ha volute saperne di andarsene sebbene il governo avesse tagliato di proposito l’acqua potabile, il gas e la luce. Lui si e’ arrangiato usando il carbone e un generatore. Non ha il cesso e dice che quando in inverno ci sono sessanta gradi sotto zero lo stimolo non e’ che si fa piu’ di tanto sentire. Incredibilmente scopro che non e’ il classico uomo che ha scelto l’isolazionismo come scelta di vita. Ha una famiglia, dei figli che vivono in una grande citta’ migliaia di chilometri da lui. Non me la sento di chiedergli in che relazioni sia e perche sia li e non la’. Mi accontento di sapere di che cosa campa. Mi dice che ha lavorato per 40 anni nella produzione di carbone quando questa citta contava circa 80.000 abitanti e che ora vive con una pensione mensile di circa 500eur.

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Una cifra direi piuttosto alta se si fa un confronto all’Italia dove nemmeno allo Zen di Palermo le persone vivono in tali condizioni igieniche e sociali. Scopro che ai russi piace parlare di soldi e soprattutto non hanno nessun timore ne’ vergonga a dire quanto guadagnano. Gli chiedo come faccia a vivere in tali condizioni d’inverno. Lui mi guarda ridendomi in faccia: “normalna” . Niente di speciale. La stufa a carbone accesa 24 ore su 24 per 8 mesi all’anno lavora anche s enon si direbbe-mi risponde lui. Gli chiedo com’era si stava durante il comunismo. Prende fiato, e banalizza la mia domanda con un semplice “ochen xarosho” (molte bene). I due fratelli mi propongono d portarmi fino ad Artik e mi dicono che sono disponibili ad aspettarmi un oretta se io voglio fare un giro per la citta’. Con gioia accetto. La visita della citta’ e’ semplicemnt e un viaggio a ritroso nel tempo. Un caldo torrido fa da contorno ad un silenzio impressionante interrotto soltanto da qualche latrato di cane. Lotto con tafani e zanzare dalle dimensioni enormi tra cimeli di architettura socialista e strade che hanno poco a poco lasciato il posto ad alberi. Una citta’ abbandonata e’ uno degli spettacoli piu’ impressionanti e suggestivi che mi sinao mai capitati in vita mia. Una volta raggiunto Artik sono le 18.30. Mi metto d’accordo con i ragazzi che nel caso non riesca a trovare nessuna macchina per Ust-Nera posso chiamarli e loro mi ospiteranno. Artyk e’ un villaggio di 800 persone, indietro di almeno 30 anni. Non esistono banche, connessione telefonica, ne’ internet. C’ e’ un solo telefono pubblico.

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17pm Cielo di Artyk

Artyk e’ un luogo che ricorda vagamente le foto provenienti dalla Luna. L’intera zona e’ avvolta continuamente da una fitta foschia che ovatta tutto e fa del sole una palla infuocata di color rosso scarlato ben visibile a occhio nudo. Tutto e’ avvolto da una cappa di ceneri provenienti dale fabbriche di carbone. Tutto e’ nero qui. Le piante, le strade, le case. Le stesse persone. Il cielo non si vede ad Artik . Posto macabre che mi ricorda il film dal tramonto all’alba. Un silenzio che non trova parole e dipinge ogni cosa di nero. Sulla strada ci sono 10cm di polvere nera. Mi dicono di non incamminarmi oltre per via degli orsi affamati.

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Artyk
Qualche passante. Due bicilette, una decina di macchine, tutto quello che ho visto in tre ore ad Artik. Un signore piuttosto brutto e ubriaco mi invita a casa sua. Io rifiuto. Lui non demorde. Torna in casa e se ne esce poco dopo con una pistola. Io non so che intenzioni avesse ma nel dubbio prendo lo zaino e me la do a gambe. In culo agli orsi. Il sole scarlato sembra presagire una notte di sangue, roba da vampiri e zombie. Io qui da solo, seduto aspettando a 15.000km da casa un passante che mi porti via da questo luogo inimagginabile. Alle 22.30 una vecchietta mi fa cenno di avvicinarmi. La raggiungo. Mi offre di seguirla dove lavora. In realta’ e’ in pensione, ma dato che non ha nulla da fare, continua a stare li. E’ un gabbiotto in cui gestice questo telefono pubblico. Li ha una tv, un sofa. Si offre di chiamare i due fratelli. Tuttavia non risponde nessuno. Senza preoccuparsi piu’ di troppo mi fa capire che posso stare li. Il tempo di togliersi lo zaino e lavarsi le mani e lei era gia andata al suo orto a prendermi dei cetrioli e dei pomodori. Naturali quanto vuoi, ma con l’aria salubre che si respira da queste parti con che coraggio si puo’ mangiare sta roba? Poi mi porta del pane e una zuppa cinese, di quelle gia pronte in cui c’e’ solo da aggiungere dell’acqua calda. OUILA' !!! In tutti i modi vengo servito e riverito da una nonnina di sessant’anni che ne dimostra almeno novanta. Rughe profonde un unghia, mani come cartavetra, occhi grigio ghiaccio, una decina di denti, non di piu’. Intratteniamo una conversazione di 30minuti che poi si tramutera in una vera e propria intervista. La piu’ bella e vera che abbia fatto. Artik per me ha rappresentato il punto di svolta. Ad Artik pensavo di mollare, ero stremato piu’ che dalla fatica fisica da quella psicologica. Ero in paranoia per tutto, per il cibo che mi offrivano, per i passaggi in macchina. Una tensione che a malapena riuscivo a stemperare inanellando una siga diopo l’altra. Questa non era vita-mi dicevo. Ad Artik e’ successo quello che non saprei come spiegare. Ho percepito di aver toccato il fondo, il punto piu’ basso del mio viaggio, oltre il quale l’inferno . Artik e’ stato il punto di snodo, in cui le mie paranoie hanno preso poco a poco a svanire. Merito di questa vecchietta. Mentre la intervistavo e ascoltavo le sue parole mentre mi raccontava la storia dell’Unione Sovietica la mia mente si inalberava per alter strade cercando una comprensione a tale figura. Un immedisimazione forzata . La piu’ totale assenza di paura e di pregiudizi mi aveva lasciato di stucco, stupefatto. Una vita passata in un villaggio in un epoca storica precisa in cui nulla si sapeva al di fuori del proprio spazio vitale, eppure il fatto che io abbia rappresentato per lei il primo straniero con cui lei avesse mai parlato, era del tutto inifluente. In quel momento non c’era nessuna differenza sociale, identitaria e culturale. Eravamo due semplici esseri umani, e non aveva nessuna importanza che io fossi uno straniero e venissi dal future. Quando gli ho chiesto se vi fosse internet, lei mi ha guardato sgranando gli occhi come a intendere se aveva capito bene, poi con le mani ha mimato la figura di un rettangolo come a descrivire lo schermo del computer, come dire questo? No, questo non c’e’. Ad Artik il tempo si e’ fermato per molte ragioni a trent’anni fa, eppure questa donna di sessant’anni senza sapere altra lingua che il russo ed avere alcun timore nei miei confronti , si e’ presa la briga di portarmi a casa sua, di sfamarmi e di farmi sentire a mio agio.

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Io ho dormito nel suo letto, lei per terra su di un materasso di liuta lurido come la terra di questo luogo spettrale a cui lei appartiene. Alle otto del mattino mi sveglia dicendomi che mi ha trovato una macchina per Ust-Nera. Mi offre anche lei 1000rubli che io ovviamente rifiuto. Allora si prodiga per scrivermi il suo indirizzo, chiedendomi di mandarle una cartolina una volta arrivato in Italia. Lei si chiamava Valentina e solo allora ne sono venuto a conoscenza. Persone cosi’ sono sono dei musei viventi in via d’estinzione che andrebbero salvati. Valentina per me e’ stato il piu’ grande esempio di cosa doveva essere la “scuola di vita” durante l’URSS, e le saro’ grato a vita per avermi mostrato questo lato del mondo sconosciuto ai piu’. Raggiungo Ust-Nera dopo circa due ore completando I primi 1012km della Kolyma. Ust-Nera e’ un luogo orrido, che si trova in una stretta valle circondata da immense montagne e da una natura bellissima ed incontaminata. Le case sono costruite su di un sistema di palafitte e tutte le tubature svettano verso il cielo invece di stare sotto terra, cosi che d’inverno non ghiaccino o non si rompano a causa del permafrost in movimento. Si ha la sensazione di essere su di un astronave spaziale camminande per le strade del centro, in realta’ non esiste un centro. Esiste solo una strada lunga 400mt intorno alla quale tutta la vita gira intorno. C’e’ un ristorante cinese dai prezzi davvero poco cinesi, 14eur per un piatto di spaghetti, 22eur un piatto d’involtini primavera. Le strade sono percorse da tubi giganteschi di colore ovviamente nero.

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Tutto e' nero li, sebbene il nome del paese derivi dal nome del fiume Neriungi. Ust-Nera e' una tranquilla cittadina di 15000 abitanti dove una birra in un pub arriva a costare anche 12eur poiche qui come a Susuman il coefficente di moltiplicazione dei salari e' 8. Cio ' significa che se guadagni 200eur al mese, in realta' ne ricevi 1600eur. La famiglia che mi ospita e' composta da nonno e nonna, da due filgi e da babbo e mamma. La casa sebbene piccola e' piuttosto moderna per gli standard a cui mi ero abituato. Lei ha 32 anni luI 24. Lei fa l'insegnante d'inglese ( l'unica in tutto il paese), lui conduce un autobotte che bagna le strade per evitare che la tossica polvere nera si disperga. Sarei dovuto stare solo una notte. Ho finito per starci quattro giorni, perhce' non mi volevano lasciare andare via. Ho dovuto piegarmi alla sacra legge della vodka. Tre uomini per due litri di vodka. Impossibile dire di no. Ne sono uscito ovviamente "looser" storto come una vigna. Si e' cucinato una pizza niente male se si tiene conto che non abbiamo trovato la mozzarella, il pomodoro e ne' il basilico :-)

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Il giorno dopo siamo andati col furgone su per le montagne. Ovviamente pur con due figli piccoli la Vodka non l'ha lasciata a casa. Per quattro giorni dovevo sottostare a questo tipo regola, prima di mangiare dovevamo fare tre chicchetti di vodka. Uno al minuto, poi si poteva iniziare a mangiare, che fosse una zuppa, una minestra, una pizza o altro non importava, i cicchetti andavano buttati giu. Non si poteva obiettare. L'ultimo giorno mi hanno portato a fare la sauna locale russa. Davvero una figata. Quaranta minuti di frustate nel culo e nella schiena a 90 gradi. Poi jump nel fiume a 8 gradi :-0 . Ovviamente non poteva mancare un po' d'alcol. come se non ne avessimo gia' bevuto abbastanza negli ultimi tre giorni. Fortunatamente riesco a persuaderlo e a convincerlo a optare per una modesta PIVA (birra) per evitare il capottamento finale.

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Una sana birra ghiacciata dopo un ora passata ad essere frustato a 90 gradi e' il massimo

A Ust-Nera ti puo’ capitare di essere fermato dalla polizia non per un controllo documenti ma per farsi una foto con te, oppure di entrare in un negozio di alimentare e al solo pronunciare “”Italiano” di essere invitato dalla commessa a prendere un caffe nel retro bottega e passare un ora a discorrere del piu’ o meno, oppure di essere fermato da un ragazzino per strada che ti invita a casa sua e poi scopri di essere finito in un di quelle case per orfani e passi tutto il pomeriggio a mangiare, bere caffe e parlare con con gli operatori sociali dell orfanotrofio. A Ust-Nera ti capita anche , una volta detto che fumi marijuana, che te la vadano a cercare senza che tu sappia nulla e tornino da te con un bel sorriso, e tu con gran dispiacere devi spiegargli che al massimo quelle sono foglie di timo tritate e che non hai nessunissima intenzione di fumarla, e vedere nei loro occhi una grande tristezza, non perche non sia Marijuana, ma perche non ti fumi con loro quella roba li. A Ust-Nera puo’ capitarti di salire su autobus pubblico e non dover pagare solo per il fatto che sei italiano, perche qui tutti conoscono i giocatori della Nazionale e nessuno ha tifato per la Spagna. Mi ricordo quando partito da Magadan mi domandavo se sarebbe stato meglio, come “rompighiaccio” una volta salito a bordo di un auto, dire di essere Italiano o Spagnolo visto che la Spagna aveva di recente vinto gli Europei. Dopo appena 500km di viaggio era chiaro che il confronto non era nemmeno da prendere in considerazione. Gli italiani battono 10 a 1 gli Spagnoli. Camminando lungo la strada con la mia ospite mi e’ capitato a distanza di 30 secondi di essere salutato due volte da una sua amica di 28anni che per caso abbiamo incontrato lungo il cammino. Una prima volta quando non sapeva chi io fossi, una seconda volta quando lei le ha detto che ero italiano. Alla manina monca di prima ha preferito un caloroso doppio bacio su guancia, si e’ tolta gli occhiali e ha fatto un saltino di 10cm. Credo di poter tranquillamente dire che se un italiano decidesse da queste parti di volere un cavallo bianco, magari bianco non te lo trovano, magari nemmeno e’ un cavallo, ma qualcosa che abbia quattro zampe e vagamente gli assomigli sicuramente te lo trovano. A Ust-Nera in quattro e quattrotto mi hanno trovato una macchina che andasse direttamente a Tomtor (390km). Ovviamente non ho pagato nulla.



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La seconda parte della Kolyma ( http://goo.gl/maps/rWGnX ) da Ust-Nera fino a Yakutsk -capitale della regione Jacuzia, resa celebre dal gioco da tavolo Risiko, prosegue per altri 1000km. A questi vanno aggiunti altri quattrocento, se si vuole fare una piccola deviazione come ho fatto io per andare a visitare la regione di Oymiakon, villaggio che detiene il record assoluto di temperatura piu’ bassa mai registrata ( -71,2 C) per un centro abitato, e per questo viene raggiunto ogni inverno da decine di intraprendenti viaggiatori. D’estate, come mi dicono, non viene mai nessuno, men che meno in autostop. Io sono effettivament eil primo in assoluto, cosi mi dice la vecchina del villaggio. Infatti una volta arrivati a Tomtor, mancano ancora 37km di "puro safari" e non piu’ di due tre veicoli al giorno vanno da Tomtor da Oymiakon e viceversa. A Ust-Nera m’imbargo su una camionetta in pieno stile sovietico e per la prima volta mi imbatto nella cultura Sakha e nella sua lingua cosi’ diversa dal russo e simile al turco. In quella camionetta siamo in nove, stipati come bestie. Io sono seduto dietro in posizione centrale su di una sedia da ufficio a mo' di sedile, ovviamente senza cintura, gli altri hanno al fortuna di essere seduti su dei sedili ancorati alla piattaforma del veicolo. In Olanda avrebbero gia’ arrestato il conducente, in Italia magari se la sarebbe cavata con una multina, qui invece la polizia semplicemente non esiste e per fare un esempio le cinture sono considerate essenzialmente parte del mobilio, un semplice ornamento o gadget da utilizzare nel raro caso in cui c' e' la possibilita' di incontrare la polizia. Il viaggio e’ snervante. La strada e' pessima se conforntata al primo pezzo venendo da Magadan, decisamente buona se paragonanta a quella che avrei incontrato nel trattosuccessivo. Un continuo sbalottamento da una parte all’altra con la sedia che in un paio di casi si impenna ricordandomi gli anni d’oro quando si passavano i pomeriggi al luna park a tentar di cavalcare il Tagada' senza cadere. Per 240km non c’e’ nulla, nulla di nulla, soltanto noi e la strada. Attraversiamo una foresta di abeti nani. La foresta e' in fiammela. La valle si e’ decisamente allargata, ora l’orizzonte e’ percepibile distante. Il sole e’ una palla bianca, l’aria e’ secca e il termometro segna trentun gradi, tuttavia all’interno della camionetta siamo a trentanove. Non ci sono finestrini tuttavia la polvere alzata dale ruote trova comunque modo di filtrare e depositarsi dappertutto, formando un leggero strato di fango sulla tua pelle sudata. E’ una guerra di nervi a cui non sono abituato ma non ho altra scelta’. Nelle ultime sei ore non ho visto nessunissima altra auto in entrambi i sensi della strada. Ho con me solo un litro d’acqua, probabilmente morirei di sete o divorato da un orso. Questo mi conforta un po’. Spero che una santa di queste donne al mio fianco voglia fare pipi’….possibile che da queste parti le donne non la facciano? Guardandole, tuttavia non sembra questa una priorita’. La fatica non sembra preoccuparle piu’ di tanto. I loro occhi scuri a forma di gondola sono distanti, inespressivi, forse assopiti dal gran caldo di questo vagone merci. Sbotto. Chiedo se ci si puo’ fermare per fumare una siga. Mi rispondono che posso tranquillamente fumare dentro. Nessuno obietta. Dimenticavo che in Russia difficilemente ti verra’ proibito di farlo, ma dico io: ”cristo, non potevo inventarmene un’altra”. Di fumare e rendere quel piccolo posto oltre che caldo e fangoso, anche una camera a gas, no, non ne avevo assolutissimamente voglia, per cui oltre al danno anche la beffa: Niente sigaretta, niente pipi’. Soltanto dopo nove fottuttissime ore, la bestia -perche di bestia si parla, decide di fermare il mezzo. “Porco boia –dico io- alla fine a sto s*****o gli e’ venuta voglia di cambiar l’acqua al merlo”. Nemmeno il tempo di finire la frase che lo vedo gia’ rimontare sul mezzo. Si era solo fermato per controllare una ruota. Mi lancio giu’ dall’ottovolante, insipiro profondamente il profumo dell’incontaminata vegetazione come si fa in piscina dopo il tuffo di partenza e velocemente mi immergo di nuovo nella camera a gas, sedendomi sul mio personale ottovolante. Questo non e’ un film. Durante l’estenuante viaggio conclusosi 14 ore dopo si e’ percorso una delle strade piu’ impervie che abbia mai visto. Si sono attraversati lingue di ghiaccio dallo spessore di due metri, si son fatte le montagne russe su ghiaia, terra e fango, si sono guadati due torrenti e tre fiumi perche ovviamente i ponti da queste parti sono come le cinture di sicurezza, un semplce gadget. Posso serenamente affermare di essere arrivato a Tomtor in una condizione psico-fisica che se fossi tornato da un rave sarebbe stata megliore. Una volta giunto a Tomtor all’una di notte scopro con mia sorpresa che colei che avrebbe dovuto ospitarmi ora vuole 500rubli (12eur) per ospitarmi. Io ovviamente rifiuto. E' una questione di principio. Inizia allora un giro di chiamate assurdo tra il capitano del "vagone merci" con cui a malapena riusciamo a capirci, la mia amica-traduttrice Augil (la professoressa d'inglese che mi aveva ospitato a Ust-Nera e che mi traduce cosa dice Sergej ), il "capitano " Sergej e alcuni contatti telefonici che ho in rubrica. Dopo 15 minuti di andirivieni -chiama quello e poi chiama quell'altro per farti tradurre cosa ha detto quello di prima e così via, il tutto si risolve in un nullo di fatto. Non trovo nessuno che mi possa ospitare. Faccio cenno a Sergej che non e' un problema . Ho la tenda, e la posso piazzare dove voglio. E' notte e siamo in un villaggio di 1000 abitanti. Cosa vuoi che succede. Lui mi guarda con aria come dire -questo dove pensa di essere. Intanto il furgoncino all'interno del quale sono seduto da più di 15 ore e' parcheggiato davanti ad un casolare. E' l'una passata e c'e' ancora luce. Sbucano dal nulla due tipi. Sono storti che mia nonna in confronto era una meraviglia di architettura post-moderna. Si avvicinano al furgoncino. Spalmano i palmi delle loro mani sul finestrino lato guidatore. Intimano di aprirgli. Vogliono un passaggio da qualche parte. Si esprimono a suon di grugniti farciti ogni tanto da qualche suono che ricorda una parola. Il comandante- Sergej, con educazione gli fa cenno di allontanarsi. Loro -diciamo- non la prendono proprio bene. Inizia lo show. Lo show alla "russa" dei blyad, nahui, suka blyad, pizdiet, che trovo tanto patetico quanto divertente (http://www.youtube.com/watch?v=EuzBKvOAxY0) Dieci parole, sette "bestemmie", anche se bestemmie proprio non sono. Spingono il furgoncino da entrambi i lati facendolo ondeggiare per quanto possano. Piu' che per il furgoncino comincio a preoccuparmi per la mia situazione. Osservo Sergej, nessuna reazione. Sembra del tutto abituato. Inizio a pensare che forse sarebbe meglio evitare di mettere la tenda nel villaggio. Dico a Sergej di portarmi fuori, nel bosco. Lui mi guarda. Sgrana gli occhi sperando di aver capito male, e con tono secco e minaccioso ribatte: "sto? " (cosa?). Poi guarda il vice al suo fianco e mi dice: " tam miedviedi" ( la ci sono gli orsi). Porco boia - mi dico- e' possibile che qui si debba scelgiere tra un orso affamato e due ubriaconi...io gli dico che preferisco l'orso. Sergej nemmeno mi prende in considerazione. Non ne vuole sapere. Ingrana la retro e da di gas. I due "animali" provano ad aggrapparsi al furgoncino como possono. Crollano a terra tre secondi dopo, non prima di un ultimo blyad nahui. Sergej e' stanco. Non ha nessuna voglia di discutere e lo capisco. Mi porta ad una casa privata a pagamento. Mi dice che pagherà lui per me. Io sono costretto ad accettare sebbene non sia d'accordo, ma lo capisco. Lui domani si deve alzare alle sette. Lui lavora. io sono qui a fare il c*****e con la mia videocamera da fighetta con i soldi. La serata finisce così', in silenzio senza se e senza ma. Il letto e' un semplice materasso duro sul pavimento. Questo almeno mi conforta. L'indomani ci si sveglia alle otto. Alle 8:15 Sergej ci viene a prendere e ci porta in centro, se di centro si possa parlare. Tomtor e' un villaggio a tutti gli effetti, Mi meraviglio che ci sia addirittura una banca, forse la piu' bella che abbia mai visto: una casetta di legno di color verde acqua e tetto di color rotto scarlato, sempre in legno. C'e' anche un alimentari dai prezzi inverosimili che come mi avvicino mi allontano, in perfetta coerenza con la terza legge della dinamica. A Tomtor mi imbatto immediatamente con l'unica persona che parla inglese e lo insegna da quarant'anni a Tomtor. Da subito s' intravede una certa rigidita' di metodi e atteggiamenti, sia nei miei confronti che in quelli dei suoi allievi. Cosa pretendere d'altronde? Per prima cosa mi porta dal boss del posto, il cosidetto sindaco. Ora che un posto cosi' debba avere anche un sindaco mi sembra davvero un spreco di denaro. E' un uomo giovane. A trenta non ci arriva di sicuro. Pelle bronzea, occhi scuri color ebano, taglio a gondola. Insomma un Sakha a tutti gli effetti. Visitando il suo ufficio, la sensazione era che c' era ben poco da fare in quel posto. Nemmeno a Susuman avevo visto un ufficio cosi scarno che pareva uno di quei box di latta dei vari terremotati. Si fa due chiacchiere sui problemi del villaggio e delle sue prospettive. Sembra ottimista e alla domanda come si fa a vivere in un posto tanto isolato e a tali condizioni climatiche e igieniche, lui mi guarda un po' spazientito e semplicemente mi risponde: " si fa" . Ci metto poco a capire che non ci avrei cavato un occhio, per cui mi prodigo in fretta e furia per una educata uscita di scena facendo uso della migliore diplomazia dialettica. Una volta fuori l'insegnante mi porta a vedere la sua scuola. L'incontro con i suoi allievi di tutte le eta' e' molto carino. Sono tutti di etnia sakha. La maggior parte non parla russo, lo impareranno una volta a scuola. Giochiamo ai piu' svariati giochi da tavola e ci facciamo un sacco di foto. Passato il quarto d'ora di celebrita' me ne esco tutto contento, in fondo non era male quella scuola, anzi, vi diro' meglio di tante in Ialia. (http://www.youtube.com/watch?v=GQnz3B1h ... ature=plcp)


Una volta usciti, l'insegnante mi da da intendere che ha gia' organizzato le prossime tappe del tour: museo dei personaggi famosi di Tomtor, museo della selvaggina locale e infine il museo del ghiaccio. Lo so che dettta cosi' fa davvero ridere, ma per loro cio' rappresenta la loro essenza, la loro terra e la loro storia. Mi mostrano quelli che hanno fatto la guerra e sono stati premiati al valor militare, quelli che hanno partecipato alle olimpiade invernali, vincendo pure delle medaglie. Poi pezzi di aerei da guerra vengono esposti com cimeli di grand einteresse. In realta' l'unica cosa interessante che mi ha colpito, e' stato scoprire che l'aspettativa di vita degli abitanti di Tomtor e' eccezionalmente alta, pari a 92 anni, con diciotto ultracentenari, se si considera che l'aspettativa media in Russia e' meno di 70 anni. Mi spiegano che sebbene siano pessime le condizioni igieniche (nessuna rete fognaria) il clima freddo, l'assenza di virus, di agenti inquinanti, la vita rurale connessa con l'energia della terra, fanno degli abitanti di Tomtor tra i piu' longevi in assoluto di tutta la Russia. Apprezzo davvero lo sforzo delle due tenere vecchiette che gestiscono alla veneranda eta' di 80 anni il museo nel tentativo di dimostrarmi quanto cio sia interessante, ma quando mi presentano la varieta' della selvaggina imbalsamata, e mi spiegano che questo si chiama "orso", quella "volpe", e quella "renna" -come se io venissi dal deserto del Mali, ancora una volta mi gioco la "carta jolly" della diplomazia, augurandomi che per lo meno il museo del ghiaccio sia piu' interessante. E lo e' stato. Gli abitanti hanno scavato un tunnel nella montagna e lo usano come frigo d'estate. Nemmeno un paio di metri dentro la montagna e la temperatura passa da 35 gradi a 10 sotto zero. (http://www.youtube.com/watch?v=1oHOGZ7f ... ature=plcp)





Le pareti del tunnel sono interamente ricorperte di ghiaccio e stalattiti. Mi sorprendo della meravigliosita' delle geometrie che madre natura e' in grado di creare secondo la teoria dell'inseme di Mandelbrot http://www.youtube.com/watch?v=foxD6ZQl ... ure=relmfu .
Dopo 10 minuti l'entusiasmo si e' decisamente raffreddato. Sebbene mi hanno dato una giacchetta leopardata, inizio a battere i denti. Via di corsa verso il il caldo tropicale della steppa di Tomtor. Una volta terminato il giro, ringrazio l'insegnante dicendole che devo andare a Oymiakon. Lei mi guarda un po' a "mezzadria" dicendomi:" guarda che una macchina ti aspetta per andare a Oymiakon" Io la guardo stupito e le dico : "sto?" In brevis si era adoperata per trovarmi una macchina che andasse a Oymiakon senza che io ne sapessi nulla. La ringrazio nuovamente. Monto sul carro -perche macchina proprio non e'/ Sono in compagnia di due belle allegra signore sulla novantina che mi sorridono e mi chiedono da dove vengo. Ci mettono un po' a focalizzare dove sia l'Italia, poi se ne escono con un "Celentano". Porco boia - dico io- ma sto c***o di Celentano, ma me lo dite pr quale motivo e' cosi' famoso da essere conosciuto anche a Tomtor? Se fossi in lui e sapessi questo organizzerei "Celentano in Tour per la Kolyma". Anzi se qualkcuno sa come contattare Celentano me lo dica che lo faccio subito . Arrivo a Oymiakon dopo circa 90minuti percorrendo una strada che non ha bisogno di commento alcuno. Oymiakon ha rappresentato per piu' di dieci anni un punto isolato nel grande Atlante di papa', che io osservavo spesso seduto sulla tazza del cesso immaginando quel luogo sperduto dove d'inverno si raggiungono temperature cosi' fredde che persino la vodka ghiaccia dopo appena dodici minuti e l'aria espirata prende corpo trasformandosi immediatamente in una nuvola di ghiacchio di colore blu. Il mio sogno da bambino era di andare Verchojansk http://it.wikipedia.org/wiki/Verchojansk ma quando realizzai che non esistevano strade che arrivano a quel luogo, ma solo fiumi ghiacciati d'inverno e torrenti in piena, d'estate, il sogno di raggiungere il luogo abitato piu' freddo della terra in autostop si e' presto convertito nel piu' modesto progetto di raggiungere a Oymiakon. A distanza di 10 anni esatti, da quando a 19 anni raggiunsi la vetta del Kala Pattar, in Himalaya (Nepal), ho realizzato il secondo sogno della mia vita: raggiungere a piedi quel punto sull'atlante sgualcito di Papa'. (http://www.youtube.com/watch?v=sDVW3wGL ... ature=plcp)



Di Oymiakon non c'e' molto da dire. E' un villaggio di venti case. Ci vivono 500 persone. Gli abitanti del villaggio spendono la loro estate a lavorare 18 ore al giorno nei boschi tagliando la legna per l'inverno, fanno provviste di fieno per le mucche e mettono a seccare quintali di m***a che usano come combustibile e rivestimento isolante delle case al posto del comunissimo amianto. Di Oymiakon vale la pena spendere due parole per Tamara e suo marito, che hanno una guest house dove sono soliti ricevere decine di turisti all'anno. Io per forze di cose ho dovuto dormirci, non trovando nessuna macchina che tornasse a Tomtor. ( http://www.youtube.com/watch?v=6xcPuMnz ... ature=plcp)



Tuttavia ho passato momenti indimenticabili a mangiare fette enormi di pane con burro e zucchero. Ovviamente burro di loro produzione. Hanno blocchi di burro grossi come mattoni che usano un po ovunque. Scontato se si pensa a quali temperature medimaente vivono. Mi hanno offerto pranzo colazione e cena. Hanno settantacinque anni e sono gia bisnonni di cinque bambini dimosrando che non e' una leggenda quella che vuole che i Sahka si riproducano come conigli sebbene gli sforzi di Mosca nel tentativo di arginare tale fenomeno. Alla sera la temperatura crolla letteralmente di ben ventiquattro gradi, passando dai trenta ai sei in meno di sei ore. Oggi e' il 17 luglio. Mi fanno visita due delle nipoti, gia' entrambe madri sebbene non abbiano piu' di vent'anni. Si parla del piu' o del meno. In realta' loro vivono a Yakutsk, ma poiche i loro mariti stanno facendo il servizio militare, e per un anno non li vedranno, preferiscono passare il loro tempo con i nonni dando una mano alla famiglia (numerossisima tra l'altro). Mi dicono che sebbene siano legati a questo posto non potrebbero mai vivere come i loro nonni, li si annoiano e sono piu che convinti che nell'arco di alcune generazioni questi villaggi sono destinati a scomparire. Alle due di notte improvvisamente si sentono urla e strepiti provenire dal vicinato. Immediatamente una delle ragazze si alza e spegne la luce della cucina. Rimaniamo al buio in silenzio, senza alcuna spiegazione. Poi le chiedo che succede. Lei mi dice che e' pericoloso. "Il beduino"- potrebbe venire qua e sarebbe un grosso problema. Io le le chiedo chi sarebbe questo "mostro". Lei mi dice che i vari grugniti provengono da uno dei suoi vicini di casa, un ragazzo di 25 anni senza lavoro dedito a bere e a picchiare la gente -se fosse necessario- per avere i soldi per comprarsi da bere. Io la guardo come se ci avessi sentito male, ma mi conferma che non e' un film e quando le chiedo : "ma scusa, qui tutti si conoscono, e' sufficiente che uno del villaggio il giorno dopo si presenta sulla porta e lo mazzi". Lei mi dice che lo hanno gia' fatto molte volte. Non serve -aggiunge- quella e' gente che di "umano " non ha nulla. Io voglio assolutamente filmare la bestia. Lei mi prega di non uscire. Io le dico di stare tranquilla. Nel qual caso si avvicinasse avrei tirato fuori la falce, tanto ubriaco com'era non sarebbe riuscito nemmeno a stare in piedi. Ci appostiamo dietro ad una delle recinzioni in legno che ciroconda la casa. Lo osserviamo. Lo prendo per il culo imitando i suoi grugniti. Si trova ad una ventina di metri. Lei non mi lascia uscire di casa. Sono costretto a filmarlo da lontano. Urla e sbraita battendo i pugni sulla porta di una casa a noi a fianco. Lei mi dice che li' abita il suo "compagno di merende" e che gli sta intimando di aprirgli e dargli da bere. Lo osservimao per una decina di minuti. Inutile dire che pareva piu' che una commedia dove di divertente c'era davvero poco. Difficile da comprendere probabilmente per un europeo ma "qui -mi dice- e' prassi quotidiana. La gente lo sa, ma non c'e' nessuno che fa nulla per arginare il fenomeno. La polizia non esiste da queste parti. La gente e' abituata da sempre a farsi legge da sola e cosi ' sara' finche' questi villaggi saranno abitati". (http://www.youtube.com/watch?v=kCkuP4XP ... ature=plcp)



Il giorno dopo lascio il villaggio alle 9:30 del mattino con la vana speranza di riuscire a trovare un mezzo che vada verso Tamtor.

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Tomtor 13:15 pm

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Kyubyme 21:00 pm





Mi sdraio sul prato che costeggia la strada sterrata e mi godo un sole "da paura". Mi risveglio poco dopo -credo- circondato da un bel gregge di mucche incuriosite, che non sembrano assoluamente spaventate. Batto due piedi per vedere se si allontano. Niente da fare. Si avvicinano con fare minaccioso. Allora mi alzo. Prendo il fischietto e fischio. Si allontanano immediatamente attirando pero' l'attenzione dei pochi presenti nel villaggio, che non si fanno attendere a lungo. Fortunatamente nessun ubriacone. Con grande fortuna tre oro dopo sono gia' a Tomtor e due ore piu' tardi riesco addirittura a salire su una furgoneta diretta a Kiubyme, punto di snodo della Kolyma. Ci impiegheremo circa tre ore per coprire i successivi 150km. Partito da Oymiakon alle 9:30 arrivo a Kyubime alle 19:00 per un totale di appena 180km. La paura e' ormai una cosa del passato. Kiubyme e' fondamentalmente una discarica a cielo aperto che ruota intorno a questa stazione di benzina con annesso caffe'-bar. Una volta era un paesino. Ancora si possono vedere gli edifici abbandonati e la scuola col simbolo della falce e martello. Ormai mi sono talmente abituato a tali "fenomeni urbanistici" che nemmeno ci faccio piu' di tanto caso. Appena scendo dal furgoncino non hon nemmeno il tempo di fare il punto della "situa" che due personaggi mi fanno cenno di avvicinarmi da una ventina di metri. Non hanno l'aria minacciosa. Sembrano piuttosto anzianotti. Mi avvicino. Mi invitano a sedere. Mi siedo. Mi offrono del te'. Bevo.Sono una coppia ucraina ultra sessantenne che da ben due settimane, dico due settimane, sono accampati in questa stazione di benzina, dormendo in macchina come due barboni. Sono venuti in macchina dall'Ucraina per farsi un mese di vacanze, di cui la meta' passate in questa stazione di benzina. Ora voi mi dite, di gente strana al mondo ce ne, io stesso per molti posso esere considerato tale, ma ragazzi, passare due settimane a Kyubyme significa davvero essersi abbonati al club "Masochisti". Ci vuole un coraggio da leone. Kyubyme e' una prigione a cielo aperto. Non si va da nessuan parte. Mi dicono che aspettano le condizioni giuste per risalire il fiume. Vogliono farsi 150km in canoa nella natura piu' selvaggia vivendo di quello che cacciano -128 anni in due- sti cazzi!!! In confronto, quello che faccio io e' una partita a briscola. Mangio e bevo a scrocco ancora una volta. Sono oramai piu' di nove giorni che non spendo una lira.L'ospitalita' da queste parti e' una perla di rara bellezza che splende ad intermittenza: bisogna coglierla senza volerla. ( http://www.youtube.com/watch?v=5jIJdqLr ... ature=plcp)



Sono le 23.00. Dopo piu' di tre ore sulla strada mi do per vinto. Nessuna macchina. Il sole ha decisamente cambiato vestito. Ora si fa bello di un mantello rosso carminio.Decido che e' giunta l'ora di piantare la tenda. Giusto il tempo di piantarla, fare un filmato, lavarmi le mani al fiume, che sbuca dal nulla una furgoneta. Si fermano al bar. Sono le 23:15. Mi lancio verso la ciurma. Il tipo mi guarda e mi chiede quanto vuoi spendere. E' un taxi collettivo. Io lo guardo con aria decisa e gli dico: "Io sono un viaggiatore e faccio soltanto l'autostop. Se vi sta bene e' cosi' se no rimango qui" . Lui rimane in silenzio per alcuni secondi osserandomi. Capisce il significato di cio' che gli ho detto. Non sembra molto contento di rinunciare a dei soldi, ma tuttavia ingoia il rospo e mi lascia salire a bordo. Ringrazio. Porco boia...che botta di culo... 750km tutti di un fiato. Domani pomeriggio saremo a Yakutsk . Smonto la tenda alla velocita' della luce. Salto in macchina. Si parte. Bye-bye Kolyma. Sono strafelicissimo. Concludero la Kolyma in meno di 50 ore battendo il record di Antov Krotov (http://vk.com/antonkrotov) considerato il record assoluto per un autostoppista, stimato in 52 ore. La sbornia tuttavia passa veloce. Mi rendo conto che un luogo come la Kolyma non ci sara' piu' e probabilmente una volta giunti in citta' assieme a lei sparira' anche la parola "viaggiatore" e pure la sensazione di essere un qualcosa di speciale. Tuttavia va bene cosi', ho ancora 12500km da fare etutto sommato Yakutsk e' sempre stato per me un luogo mitologico assolutamente da vedere. Mi addormento in un coktail di felicita' e tristezza. Alle 00:45am vengo svegliato. Bisogna scendere. La Kolyma spara le sue ultime cartucce mettendoci in guardia che non e' ancora finita. Abbiamo bucato. Il boss e' un razzo. Cambia la gomma in meno di tre minuti. Data la velocita' e l'abilita' con cui l'ha fatto si suppone che da queste parti sia una cosa all'ordine del giorno.La domanda sorge spontanea : " quante di queste resisteranno fino alla fine? " Ripartimao dopo poco. Alle 03:30 nuovo stop forzato. La strada non c'e' piu' - mi dicono. Come non c'e' piu'? Che c***o stanno dicendo. Avro' capito male? Ma che'...la strada relamente non c'e' piu'. E' letteralmente crollata su se stessa ingoiata da tonnellate di emtri cubi di terra. Tuttavia gli operai sono gia' al alvoro da alcune ore per inventare un ponte lampo. Lampo? In russia la parola "lampo" non e' nemmeno nel vocablario. Ma dove siamo ? . Questa e' Kolyma- mi rispondono con un acido sorriso . Era retorica - rispondo io con altrettanto sarcasmo. Torno sul furgone e provo a dormire. Il record di Krotov puo fare sonni tranquilli. Alle 06:50 fanno in modo di farci passare. Percorriamo 10km tra un precipizio e un continuo cadere di sassi dal lato destro della montagna. Ogni tanto un sasso fiocca anche sul tetto. Mi dicono d mettermi lo zaino o qualsiasi cosa avessi di robusto sulla testa. Io obbedisco immediatamente senza nemmeno prendere in considerazione l'idea che vogliono solo spaventarmi come fanno di solito con gli orsi. Tutti lo fanno lo stesso, chi con questo chi con quell'altro. Mezz'ora di panico sulle "montagne russe" - nel senso non letterale del termine. Roba da Nobel per la guida.


(http://www.youtube.com/watch?v=2ps5426q ... ature=plcp)

Alle 07:45 la Kolyma non e' ancora sazia ed esige ancora un pegno. Si buca la seconda ruota. Tutti fuori ancora una volta. Guardo l'orologio. Sono partito alle 23:00 del giorno prima e in nove ore esatte si sono fatti appena 240km.



(http://www.youtube.com/watch?v=HaIL3cfv ... ature=plcp)


Ho la sensazione che il boss invece di cambaire la ruota abbozzi uno scontro tra titani rifilando con una mazza una botta qui, una botta la', alla esausta ruota. La strada e' letteralmente un fiume di fango. Faccio fatica a crederci eppure la gente da queste parte ci convive tutti i giorni lamentandosi in silenzio. Ecco la Russia che non ti aspetti. La Russia antidemocratica e corrotta. Ecco, le strade sono esattamente l'esempio piu' lampante : l'essenza di un paese ancora lontano da un pensiero democratico. Qui nella terra dei balubba, in una delle aree piu' impervie del pianeta, vi si concentrano la piu' grandi risorse energetiche dell'intera Russia ( diamanti, oro, carbone, petrolio ) le quali rappresentano circa il 65% dell'intero PIL. Tuttavia sebbene queste richezze fanno si che il rapporto tra entrate e uscite e' nettamente a favore delle prime, riesce difficile capire come si possa lasciare la popolazione lolcale, sebbene non numerosa, in tali condizioni. Dove vanno i soldi dell'oro, del petrolio, del carbone russo? In mano di chi? Dei soliti oligarchi? Perche i russi non si incazzano e non mettono a ferro fuoco tutto invece di spendere il loro tempo a dire "normalna", a lamentarsi in silenzio annaquando le loro frustrazioni in un bicchiere di vodka? Proprio vero che il comunismo non e' finito. Almeno nella testa della gente. La paura di cambiare c'e' eccome. Perche? Cristo santo in Russia di normale non c'e' nulla, almeno per come la vedo io, eppure questi non fanno altro che dire "normalna". Normale e' come va la vita, normale e' com'e' il proprio lavoro, normale e' come si sta, normale e' anche vedere una mamma comprare 4lt di vodka per la festa del figlio diciottenne, normale e' ordinare una pizza al pomodoro e trovarci sopra il ketchup, normale e' la risposta alla domanda "hai molti clienti" come se tale parola includesse un concetto asratto di una quantita' pressoche indefinita ma ben chiara ai russi. Normale e' porco boia addirrittura sentire una madre rispondere al figlio "normalna" dopo che lei gli ha chiesto quanti siete ad andare al Baikal e lui gli ha risposto che sono in sei. Roba da pelle d'oca. Mi dico io, ma porco boia comme si fa a rispondere "normalna", ma di' piuttosto "sono contenta", "ottimo", o magari "pensavo di piu'", ma che senso ha dire "normalna", non c'e' nulla di normale o di ovvio nel concetto definito da una quantita' numerica. Credo che tale espressione, perche di parola mi viene il dubbio che non si possa proprio parlare, esprime e riassume perfettamente tutti i limiti dei russi nel modo di approccio alla vita. Si preferisce il "neutro" al bianco e nero e in questo annichilimento que pochi che hanno accesso al potere sfruttano a pieno tale vantaggio. Si potrebbe perfino dire -ma questo e' un mio punto di vista, che dietro allo strapotere degli oligarchi c'e' proprio questo vizietto di non prendere mai una posizione, di non pretendere di piu', di stare nella penombra e sempre in una posizione neutrale, ben riassunta dall'espressione "normalna". In Russia "normalna" sono le sue strade, ovverro cambiare una ruota ogni volta che si attraversa una strada come la Kolyma, che tu abbia una jeep o un Kamaz, non fa differenza. La Kolyma come l' M56 esigono il loro tributo e attraversandole cio' appare chiaro nella mente di chi le percorre, se no non si spiegherebbe la calma che ho visto nella gente del posto, costretta per una ragione o l'altra a pagare questo dazio, d'altronde vi e' un' unica strada per oltre 3500km. "Perche" e' stata la parola che piu' ha assillato la mia mente in quei 750km. Le risposte non sono mai arrivate. Qui tutto e' "normalna". Di anormale dopotutto forse sono solo io.
Alle 8:02 si riparte. Arriviamo ad Khandinga verso pranzo. Il boss mi dice che devo scendere. Ha dei clienti da caricare. Ci rimango male. Sono esausto dalla stanchezza. Non sono mai riuscito praticamente a dormire. Ora mi sbatte fuori come uno s*****o qualunque. Non obietto. Prendo le mie cose e guardo l 'orologio: "Altro che record! a Yakutsk di questo passo ci arrivo domani". Mancano ancora 450km ed e' da poco passatta la mezza. Fortunatamente un tipo si ferma e mi chiede dove vado e di dove sono. Rispondo come al solito e ouila'. Mi da uno strappo per un chilometro portandomi sulla starda maestra. Lo ringrazio. Aspetto cinque secondi e un furgoncino si ferma di nuovo. Non ci crederete mai ma era il tipo che mi aveva dato un pasaggio da Tomtor a Oymiakon.
(http://www.youtube.com/watch?v=CkGUro5x ... ature=plcp)



(http://www.youtube.com/watch?v=CkGUro5x ... ature=plcp)

Salto su immediatamente contento come una pasqua. Direzione Yakutsk. Ma la massima goduria e' stato quando, una volta arrivati all'imbarco per l'attraversamento del fiume, mi sono visto arrivare il boss con la sua ciurma e cogliere la sua sorpresa nel vedermi gia' li'. Proprio loro, quelli che un ora prima mi avevano mollato per strada. Accennano un saluto. Io educatamente corrispondo. Nulla di piu'. Il viaggio in nave dura nemmeno 40 minuti.


(http://www.youtube.com/watch?v=7TWZd_NU ... ature=plcp)

Una volta scesi inizia il pezzo di strada peggiore che abbia mai visto e che evito di descrivervi per carenza di parole. Anche il buon Sakha che conduce il mezzo si lascia adare a 30 secondi di imprecazioni. Finalmente -dico io- un po' di umanita'. Appena sbarchiamo sulla terra ferma il boss che mi aveva mollato sulla strada ci sorpassa a tutta velocita' come se volesse sottolineamri che vincera' lui. Tre ore dopo scoppio a ridere e me la bosso quando sorpassiamo la macchina del boss. E' trainata con un cavo metallico da un autotreno e fa i suoi modesti 20km/h contro i nostri valenti 35km/h. E' davvero una guerra di nervi e di chi resiste piu' a lungo. Io non so come possano. Non so come possano stare sempre in silenzio e guidare senza sosta come automi a queste velocita'. Si e' guidato in 30cm di fango per 150km.

(http://www.youtube.com/watch?v=yIe8PP2a ... ature=plcp)

Dopo quattro ore il boss deve aver fatto aggiustare la macchina perche' lo vedo nuovamente sfrecciarmi davanti. Non alza il dito ma immagino lo volesse fare. Lo ringrazio per quello che ha fatto. Non lo rivedro piu'. Pensare che quel povero disgraziato di taxista una volta arrivato a Yakutsk avrebbe dovuto' ancora guidare per altri 800km fino a Neriungri con un ritardo accomulato di almeno dodici ore. Io per quanti soldi uno mi darebbe non lo farei mai. Arriviamo alle 23:20 sulle sponde del Lena, a soli 10km da Yakutsk. Lo spettacolo e' superbo. In vita mia non avevo mai visto un fiume tanto largo e mestoso. Il tempo di fare due foto, rollarsi la siga ed ammirare il tutto e il sole era gia' andato a dormire. Bellissimo questo finale. Il sole che scende, la notte che sale, ed io che arrivo a Yakutsk dopo 36 ore di viaggio estenuante, pensando che dopo tutto questa Kolyma e' stata piu' facile di quanto avessi pensato.Termino i primi 2514 km in 71ore esatte. Ho bisogno di una birra, fredda se possibile e una doccia che mi epuri dai pegni della Kolyma .


http://www.youtube.com/watch?v=O82JjVx_ ... ontext-cha

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L'ho letto tutto d'un fiato.
Chapeau! O se preferisci, normalna ;)

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letto anch'io tutto d'un fiato. Complimenti e continua a scrivere.

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Yakutsk

( http://it.wikipedia.org/wiki/Jakutsk ) e' stata una profonda delusione, ma la colpa e' stata tutta mia. Per anni questa citta' ha rappresentato per me un mito, un luogo misterioso e mistico ai confini della civilizzazione, isolato da tutto, connesso solo a questo grande fiume chiamato Lena. Sono arrivato li probabilmente con le aspettative piu strane e rocambolesche. Ne sono uscito deluso e amareggiato. Ho giocato troppo tempo a Risiko ( http://it.wikipedia.org/wiki/RisiKo! ). Yakutsk e' la capitale della Jacuzia e della repubblica Sakha, una popolazione nativa di origine turco-mongole dai tratti somatici orientali e da ambigui modi di fare. Molto diversi dai Russi.Immagine

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A Yakutsk c'e' davvero poco da vedere e da fare. E' una citta modesta in preda ad una vorticosa crescita, divisa tra nuovo e vecchio, tra grattacieli e case di legno con tetti d'amianto. Yakutsk al di la di tre strade in centro e' una citta' sporchissima attraversata da una rete di immense tubature esterne che la ornano come fosse un albero di natale.
Con la speranza che si capisca il senso burlesco del mio personaggio e di non tirarmi dietro l'ira delle "cagnette nostrane" per dirla alla De Andre' o di chi a tutti i costi voglia palesarsi difensore di una morale ipocrita dai "buoni modi da fare", onestamente, da uomo, se devo dirla tutta, l'unica cosa per il quale valge la pena andare a Jakutsk, al di la' della festa del sostizio d'estate, sono le sue donne. A Jakutsk "la pesca a strascico" la si puo' decisamente mettere da parte per una accurata e bucolica "caccia" di qualita'. A Jakutsk "pascolano greggi" di una strafottente bellezza dal caloroso sorriso. Le donne a Jakutsk sono "la meraviglia", la sorpresa che non ti aspetti, razze diverse che nel tempo hanno fatto pace tra loro dando vita ad incroci di straordinaria "pregevolezza". Occhi tagliati dalla forma di una gondola, occhi scuri color nocciola, ma anche chiari, verdi o blu. La pelle color ocra, a volte caffe', a volte bianco latte. Nasi schiacciati dalle geometrie incredibilmente perfette, allineati alla fronte come per magia. Visi tondi e guance ripiene ma anche zigomi pronunciati e facce aride, dalle linee ben definite. Corpi perfetti, dalle forme longilinee ed equilibrate. Visi che non invecchiano mai, tenuti giovani dai cinquanta sotto zero che ogni anno imperversano tra le strade di Jakutsk. Centimetri che di rado si avvicinano alla soglia dei centosessanta, centimetri di una bellezza -che ripeto- sconvolgente. Mi innamoravo dalle due alle tre volte al giorno con quotidiana precisione e ogni volta mi convincevo che piu' bella di cosi' non si poteva trovare e ogni volta nemmeno a dirlo la smentita, finche un giorno la fortuna ha voluto che incontrassi la mia piccola Sakha.


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Ovviamente una casualita', perche' Lazzurro ha smesso di cacciare da diversi anni, tuttavia se si presantano delle situazioni "interessanti" di certo non si tira indietro. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Concludere e' un altro paio di maniche. Sebbene tu sia uno straniero il fatto stesso di esserlo e' un vantaggio quanto uno svantaggio. Le ragazze in generale per quel che ho capito a Jakutsk hanno pochissime relazioni e tengono molto in considerazione quello che la gente dice e pensa di loro. In luoghi pubblici manteranno sempre una certa "distanza" applicando ad arte la " politically correct ". Il modo migliore e' trovarsi a tu per tu, in un luogo isolato e lontano da occhi indiscreti. Si sposano appena possono come se fosse un dovere o una necessita'. Nel caso piu' fortunato sono gia' fidanzate. Trovare una ragazza libera non e' facile, tuttavia in accordo con quello che mi hanno detto, molte relazioni sono dettate da situazioni contigenti come la solitudine, la noia, la posizione sociale, per cui, se si ha tempo e pazienza e' molto facile centrare un bersaglio. Pur di non stare sole si accontentano di quello che passa e se il cavallo non va bene o alza troppo il gomito, lo cambiano in quattro e quatrotto. Le donne sole sono diciamo etichettate come "donne dai cattivi pensieri" ( traduzione letterale dal russo) e per questo viste male dai ragazzi di buona estrazione sociale, uomini che a loro volta, senza problemi vanno a puttane. Tuttavia quello che mi ha colpito di piu' e' il livello decisamente basso di cultura generale e una scarsa attitudine ed interesse alla conoscenza e nella maniera piu' precisa, nello sviluppo di una certa presa di coscienza di dove si e' e cosa si fa, come se l'isolamento forzato a cui sono sottoposti o costretti -secondo le diverse interpretazioni, si trasforma in una forma mentale di tipo isolazionistica e sulla difensiva. Niente di nuovo se non fosse che stiamo parlando di una citta in pieno sviluppo e di grandi dimensioni, con una rete internet, che seppure lentissima, e' nella posizione di svolgere perfettamente il suo lavoro divulgativo. Tuttavia, preso per vero quello che mi hanno riferito, l'85% delle connesioni internet sono dirette a Facebook. La gente passa ore a guardare le foto di quello o di quell'altro, a spiare cosa fa quello o quell'altro come se non ci fosse di meglio da fare, e onestamente li capisco. L' inverno dura nove-dieci mesi all'anno. Non ci sono molte cose da fare. Un paio di locali, un centro sportivo e un territorio grande quanto l'europa centrale del tutto disabitato. L'alcol diviene quindi uno dei passatempi preferiti dei giovani, soprattutto dei maschi. A detta delle ragazze cn cui ho parlato, il fatto di bere o meno e' al primo posto tra i fattori di scelta di un uomo. Quando io dicevo che bevevo, mi guardavano come dispiaciute. Io cercavo di spiegargli che il modo di bere "nostro" e' molto diverso e, seppur non so quali siano le ragioni, di rado conduce una persona a comportarsi come uno jacuzio quando beve. Loro sostengono che esso dipenda da un fattore genetico. Se un jacuzio beve perde il senno, diventa agressivo e fa di tutto per trovare il modo di picchiarsi con qualcuno. Io all'inizio la prendo per buona non sapendo nulla in proposito. Poi mi informo su internet e non trovo nessun riscontro scientifico se non semplici dicerie propagandistiche. Ne deduco che esso sia una semplice scusa per potersi giustificare e bere di piu'. Ne ho le prove qualche giorno piu' tardi quando in prima persona ho assistito ad una scena da film, tipo "Il Gladiatore", in cui mi sono imbattuto nella stessa persona in due diverse occasioni, prima e dopo l'atto di bere. Una trasformazione in pieno stile "Dr Jekill e Mr. Hyde". Ne ho un'ulteriore prova che non c'e' nulla di fondato in tale diceria, quando decido di fare un a prova scientifica. Compro 8lt di birra e preparo 400gr di pasta aglio olio e peperoncino. Siamo io e colui che mi ospita. Si chiama Egor ed ha 25 anni. Mangiamo e beviamo esattamente la stessa quantita'. Dopo tre ore di esperimento il risultato e' che siamo decisamenti brilli ma nessuno dei due e' ubriaco. L'unica differenza sostanziale e' che io poi me ne sono andato a dormire, mentre Egor, e' andato a comprarsi un altra bottiglia da due litri. Alle quattro del mattino mi sono ritrovato sopra di me i suoi 85kg e il suo bel culone grasso mi ha dato il benvenuto con una bella scureggia in faccia che grazie a Dio non era una di quelle che puzzano ma fanno solo rumore. Al che gli grido di spostarsi e di levarsi dalle balle. Sebbene sia a casa sua la situazione e' surreale. c***o lui ha il suo letto. Che c***o ci fai qui -gli grido nuovamente. Lui nisba. Anzi si concede il lusso di un bel rutino. Chapeau! Ottacinqe chili di pura inamovibilita'. Inutile cercare una qualsivoglia forma di dialogo. Con sforzo riesco a spostarlo sul fianco. Mi alzo e me ne vado nel suo letto dove con sorpresa c'e' una ragazza. Lui e' un manager, anzi e' il top-manager della piu grande compagnia IT della citta': figuriamoci gli altri. http://www.youtube.com/watch?v=nJmWLqqS--A&feature=plcp

A Jakutsk ci arrivo in notturna. A raccogliere lo sventurato viaggiatore ci pensa una ragazza russa, molto bella ma con decisi problemi d'instabilita' emotiva che con grande rammarico scopriro' quando sara' troppo tardi. In tutti i modi grazie a lei finisco ad una festival di musica metal, hard-core. Non che mi interessasse molto, piu che altro volevo vedere che movida tirasse a Jakutsk. Dopo 20giorni di Kolyma, uno ha anche il desiderio di sballarsi un pochino. Al festival ci arrivo con un micro bus e con un forte disappunto per la mia ospite, Maria, che per chissa quale ragione alla fermata del bus sparisce. Si era presa la briga di fare spesa. Comprare cibo e alcolici. Il bus parte tra 5 min. Il primo supermercato e' distante 800mt. Che faccio? Mando a fanculo lei e le sue schizzofrenie e salgo sul bus. Mi ritrovo da solo sul bus senza cibo e una birra. C'e' odore di gran festa tuttavia. Sul posto ci sono alle 17:30. Appena arrivato subito sono adocchiato da quattro ragazzi che prontamente mi si avvicinano con una bottiglia di vodka. "AT KUDA TI (di dove sei?)" "Italiano?" e ouila' ci risiamo. '' DA....DA YA ITALIANEZ" (si. si io sono italiano) - rispondo. Non l'avessi mai detto, dopo mezz'ora il problema "cibo e alcol" poteva dirsi archiviato. Nell'arco di 15 minuti si sparge la voce che ci sia uno straniero. E una situazione surreale e quasi imbarazzante che mai mi sarei immaginato. Vengo letteralmente preso e spinto a conoscere questo e quell'altro. E giu' di vodka. Ogni stretta di mano, ogni tenda in cui finivo era d'obbligo la penintenza alla graminacia piu esclusiva di Russia. Un dovere. Un lento scivolare verso forme di comunicazione sempre piu rozze e primitive. Dopo due ore che sono arrivato al festival ancora non sono riuscito ne a entrare nella zona palco ne a montare la mia tenda. Non ne sono semplicemente piu' in grado. Non solo stortissimo ma non riesco ad avere un minuto da solo, in pace, per riflettere sul da farsi. I jacuti sono delle bestie. Non mangiano e ingurgitano quantita' inverosimili di alcol che Dio solo lo sa come facciano. Ho visto terminare una bottiglia di vodka da un litro senza succo in nove minuti cronometrati. Eravamo in cinque. Io ho fatto piu' che altro da spettatore. Alle nove di sera riesco finalmente ad avere lo carica giusta per montar su la tenda. Mi infilo in una tenda vicina alla mia. Ci sono tre belle ragazze. Per fortuna non hanno che della semplice birra. Mi offrono un sacco di cibo. Mi ci tuffo. La sbornia cala. Riprendo a respirare. La cloche di nuovo salda nelle mie mani. Dopo un ora rinchuso nella tenda protetto dalle tre ninfe dagli occhi a mandorla riprendo decisamente il timone della situazione. Sara anche l' ora che vada a questo festival, visto che il biglietto l'ho pagato e sono ancora nella zona camping. Nemmeno il tempo di uscire dalla loro tenda, congedarmi con gentilezza, e dirigermi verso la mia, che sono preso sotto braccio da due energumeni dalle ascelle pelose e puzzolenti. Mi invitano a bere. Io rifiuto. Loro non desistono e mi tirano letteralmente su di peso portandomi sulle spalle come un fagotto verso la loro tenda. Dieci secondi in cui penso a come uscirne. I miei tentativi "orali" di dissuaderli non hanno nessunissimo effetto. Sono a due metri dal terreno, portato sulle spalle da due jacuti completamente strafatti. Sono in un gione dantesco la cui fine e' programmata per la mattina sucessiva. Non mi do per vinto. Mi gioco il jolly. Riesco ad ottenere di avere per lo meno i piedi per terra. Mi do alla fuga piu' bieca. Entro nella zona del concerto. Ci sono non piu di 30 persone. Mi rendo conto solo allora che in realta' la gente e' li per fare solo del bordello. Mi metto l'anima in pace e cerco di godermela. Poi la svolta. Incontro casualemnte quello che per molti anni e' stato il mio sogno, ovvero trovare una donna dagli occhi chiari ma dal taglio orientale e con la pelle scura. Se non e' esattamente come la pensavo gli si avvicina di brutto. Rimango impietrito e il meglio che sappia fare e' un flebile "ciao". Gli giro intorno con lo sgurado per un po. La osservo a distanza nascosto da un albero. Si chiama Dasha. Il tipo che le sta appiccicato non sembra tuttavia il suo tipo. Almeno e' la sensazione. Decido di andare. O la va o la scappa. Riesco a portare a casa una foto ricordo e il suo contatto in vk.com. Di piu' non mi e' stato possibile fare. Ero SPROVVISTO di dizionario, lei non sapeva una parola di inglese e io non avevo nessuna intenzione d'imbastire una conversazione tipo "Io Chita tu Tarzan" e giocarmela cosi' su due piedi. Dieci minuti piu' tardi vedo un altra creatura meravigliosa. Uno spettacolo. M'INNAMORO IMMEDIATAMENTE....Cristo parla inglese. DAVAI!!! Attacco subito bottone. Si chiama Viktoria e fa la sua parte L'euforia del primo istante si rivelera davvero effimera. Decido di tirarmi la zappa sui i piedi chiedendole l'eta'. Mai mi sarei immaginato una risposta tanto inequivocabile. Aveva sedici anni. Avete capito proprio bene. Aveva solo sedici fottutti anni. In quel momento mi e' davvero crollato il mondo. Tra un afflato ancora decisamente alcolico ho trovato la forza di non prendermela troppo. Ho preso un bel respiro. Ho celato la forte amarezza. Sono rimasto fedele alla mia morale evitando di scendere a patti con i pensieri piu' biechi. Per contro, come se non fosse gia' abbastanza, abbiamo passato le successive otto ore sempre insieme, uno attaccato all'altro, corroso dai piu reconditi e blasfemi desideri, a guadarsi uno negli occhi dell'altro, come dire, mo che c***o si fa. Al di la di questo, la notte passa. Ad un ora imprecisata della notta incontro per caso la mia ospite, Maria, totalmente fatta che lacrima mezza nuda impreda a convulsioni isteriche. Che aveva qualche problemino lo avevo intuito gia dal pomeriggio ma fino a questi punti. Cerco comunque di aiutarla. Invano. Mi fa il dito medio e se ne va gattonando tra l'erba alta. La rivedro soltanto il mattino seguente in condizioni nemmeno tanto mali. Sono sorpreso. Sempre nel cuore della notte assisto ad uno dei passatempi giovanili- a detta degli Jacuti- piu' in voga del momento: sedersi tutti attorno ad un focolare, bere fino allo sfinimento e poi per chiarire i concetti espressi, gonfiarsi come pomi finche qualcuno non si fa male seriamente. Quando ho visto questa scena, mi sono subito messo in mezzo cercando di capire la situazione, Parlo con uno con cui avevo parlato qualche ora prima. Apro una parentesi. Lui ha 22anni. E' sposato. Parla un discreto inglese ma non e' stato mai al di fuori di Jakutsk. Dice che e' tropppo costoso. E' brutto ma tanto. Gli mancano un paio di denti. Lavora. Assisto ad una radicale trasformazione. In precedenza si era rivelato gentile, accolturato, con un inglese discreto. Mi aveva aiutato piu' volte ad uscire da alcune situazioni al limite della "pacificita' ". Ora, invece si pone duro eni miei confronti, come l'occidentale che viene qua a dettare la legge, a dire quello che e' giusto o no fare. Io gli ho fatto semplicemente una domanda. Gli ho chiesto quale sia il senso di tale violenza. Lui, implacabile, mi dice che lo fanno per dimostrare il loro coraggio. Ora e' vero che questa pratica puo ricordare vagamente molti dei rituali dionisiaci di alcune tribu', ma in quella situazione contigente (un festival in cui la gente va divertirsi), di rituale ci vedevo ben poco, men che meno una prova di coraggio. Io gli rispondo in maniera secca e provocatoria. Gli chiedo perche' non metessero alla prova il loro coraggio per esempio non andandosene in giro per la Russia o per l'Europa in autostop. La risposta non si fa attendere. "Zachem?" ( a che pro?) Ehhh c'ha anche le sue ragioni... d'altronde come dargli torto..la conoscenza non e' un piatto appetibile...smostrarsi il muso non e' poi cosi costoso. Lui si gioca il "rinforzino", e mi mostra l'anulare destro. Una belle fede al dito. ''Ya rabotayu i dva sin" (io lavoro e ho due figli) -mi dice- come se il fatto fosse una condizione ineluttabile piuttosto che una semplice scelta. Amazza che coraggio sta donna a pigliarsi uno cosi'. Lo rivedro ancora una volta alle nove del mattino. Sigaretta in bocca. Alito decisamente pesante. Birra in mano. Mentre ci salutiamo io ripenso a quello che mi ha detto e m'immagino questi due figli come possano crescere allevati da un tipo del genere che si presenta strafatto a casa ed essere contento di essersi menato gratuitamente solo per dimostrare la propria maschilita. Le differenze culturali sono cosi' ampie che ogni moralismo torna indietro come un frisbi. C'e' poco da discutere. Le donne accettano questo fatto. Ne sono le dirette coorresponsabili. Se sono contente loro che facciano un po' come vogliano. Lui non e' un caso particolare. Nemmeno la norma, ma nemmeno piu' di tanto lontano. Lui e' la prova che non esiste nessun fattore genetico che fa dei Jacuti persone piu sensibili all'alcol. Loro semplicemente bevono quantita' di vodka che una persona comune non e' in grado di assimilare in una sola volta. Un tagiko mussulmano, una volta mi disse:" Ma che dici...i Russi bevono? Ma hai mai visto un Jacuto? ". Crescono in un ambiente culturalmente limitato, con dei valori decisamente terra-terra in cui la violenza e' parte integrante della normalita'. Di risse nella mia vita ne ho viste molte ma mai cosi tante e cosi concentrate in poco tempo e nello stesso luogo. E non e' importante se quello che sta davanti a te e' alto due volte te. Se c'e' da picchiarsi fanno la fila per farlo. Le parole vanno attentamente selezionate. Una parola di troppo e scattano come delle molle con i loro petti in fuori da galli cedroni in tempi di accopiamento. Il clima certo non li aiuta, tuttavia se si fa un discorso del genere non si va da nessuan parte. Il giustificazionismo e' una forma puerile di vilta'. Sono piuttosto convinto che se una decina di migliaia di uomini con un minimo di senso civico e con buone intenzioni andassero a Yakutsk, ci sarebbe una emigrazione femminile da Yakutsk a quattro zeri. Direi quasi, la fila. Il giorno dopo m incontro con una ragazza yakuta. Carina. Due lauree alle spalle. Sposata con un cinese. Ventiquattro anni. Vive a Singapore. Parla un inglese perfetto. Si fa due chiacchere aspettando un amico suo che vivie a Jakutsk. Vuole andare in un locale e vuole portarmici. Io dico: " Figo!" Il suo amico non parla inglese. Veste elegante. Una faccia pulita. Saliamo in macchina. Una bella macchina costosa. L'ha comprata usata a Vladivostok. Andiamo a questo locale. Io non ho parole. Se qualcuno ha visto il film "L'impero dei sensi", ecco il posto assomigliava a quello. Una ristorante cinese che faceva anche da disco e piu' che altro da pesca a strascico per vecchi bavosi. Sala centrale bar e pista da ballo. Un sacco di donne sulla trentina abbondante a cercari vecchi ubriaconi con i soldi. Ai lati tante piccole stanzette isolate dove sedersi e mangiare. La musica un misto tra pop e liscio russo - se si puo' dire. I prezzi sono roba da piazza San Marco. Yakutsk e' una citta' cara quanto Mosca.

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12,5 eur per 1kg di nocipesche


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9eur per 60 gr di Bresaola

Io non guardo lui, ma guardo lei e mi chiedo come una tipa accolturata come lei possa andare in giro con un elemento del genere. Dopo due minuti molto educatamente faccio presente che io qui non ci voglio stare un minuto di piu. Loro non obiettano. Mi chiedono se voglio andare a casa. Io rispondo che se c' e' un locale carino, io a casa vorrei non andarci. Loro si guardano senza dirsi nulla, poi lui mi fa: "Ci sarebbe un localino. Si chiama Dragon, ma bisogna stare attenti". ''In che senso" -dico io. "Nel senso che e' facile imbattersi in risse e tu come straniero sei un facile obiettivo" -lui risponde con tono pacato. Deglutto un attimo. Capisco dove vuole andare a parare. Dopo aver visto quello che e' successo al festival, mi sento pronto per provare il Dragon. Si va al Dragon. Sono le due passate e sulla porta ci sono "vagoni di gnocca" tirata al lustro che sembrano tutte aspettare di perdere la scarpetta. Sono stracarico. Ancora una volta l'euforia svanisce presto. Una volta entrato sono letteralmente guardato a vista, nel senso che lui e lei passatoil loro tempo a farmi da guardie del corpo. I miei unici momenti liberi sono stati in un paio di occasioni quando, con la scusa di andare al cesso, me ne sono andato a fare un giro per la sala a vedere che aria tirasse. Non che fosse grande ma era bella piena, della gnocca migliore. Musica dance-house su standard europei. Ballabile con un paio di birre. La situazione era la seguente. Centro della pista dominato da sinuose gambe rigorosamente supportate da agili verticosi tacchi a spillo. Ai lati, a chiudere il cerchio i maschi. Avevo la sensazione di essere allo Zoo dove le bestie erano state liberate e si assisteva ad un lento accerchiamento da parte dei predatori. Tuttavia i burberi jacuti sembravano preferire le birre e starsene puttosto vicini al bancone del bar che alle ragazze. Meglio cosi' dico. Almeno campo largo. Nemmeno lo avessi pensato. Lui mi si avvicina e mi dice: " Che non ti venga minimamente l'idea di andare la' in mezzo. Probabilmente hanno un fidanzato da qualche parte al bancone. Qui e' cosi'. Gli uomini bevono e le donne ballano. Se ti avvicini ad una di quelle "sbagliate" puo' scoppiare il finimondo". Minchia che paranoie...ragazzi. Ma come si va a vivere in un paese del genere. Mi avevano costretto di fatto a ballare esclusivamente con loro. Una rottura di colgioni. Ero tentato di andarmene subito. Trovo modo di andarmene un po in giro, libero da quella marcatura a uomo. Passano non piu' di cinque minuti e scoppia una rissa al centro della pista. Sono tutte donne che si menano alla grande. Nessuno interviene. Nemmeno la security. E' puro spettacolo. Chi fa il tifo per quella chi per l'altra. Altro che Zoo, qui e' roba da neuro. Il tipo mi prende sotto braccio e mi porta via di forza in un altra sala. Porco boia -dico io- calma un attimo. Mi fa piacere che ti preoccupi per me ma cosi non ha senso". Di senso, in effetti, c'e' n'era ben poco. Ero li da un ora e non avevo fatto altro che lo spettatore. Per ballare in quel modo con l'ansia che qualsiasi cosa faccessi potesse in qualche modo dare adito a scatenare della violenza, tanto valeva, andarsene. Mi concedono dieci minuti. Ballavo ora in mezzo alla pista circondato da veneri stupefacenti. Avevo tutti gli occhi puntati addosso. Io cercavo silenziosamente di corrispondere a qualche sguardo cercando di carpire chi poteva essere quella giusta, con la dovuta attenzione a quello che succedeva al banco. Un occhio alle gambe. Un occhio al bancone. Nel frattempo i due mi facevano da palo. A raccontarla uno non ci crede. Riesco a scambiare due parole con una tipa ma l'ansia di creare un problema diventa incontrollabile e la tipa si accorge che con la testa sono da un'altra parte.Sparisce. Ci rinuncio. E' ingestibile una situazione cosi'. Il tipo capisce il mio problema. Si offre di farmi da ambasciatore e portarmi fuori da quella stanza la ragazza che avrei scelto. Io lo ringrazio, ma rifiuto la sua proposta. Gli dico che questo non e' il gioco che a me piace. Balliamo una mezz'oretta ancora. Sul fare di andarcene, quasi sulla porta di uscita, ad un certo punto, del tutto inaspettatamente, vengo letteralmente sollevato di 60cm da terra, da due mani che mi prendono da dietro, sotto le ascelle. ImmagineLa seduta di "sollevamento pesi" dura cinque secondi. Durante il primo secondo ho pensato a che cosa stesse succedendo. Al secondo ho immaginato che uno della security per qualche strano motivo, avesse deciso di levarmi di li. Al terzo, l'inimmaginabile. Giro la testa con l'idea che ci fosse un gigante a solevarmi e con icredibile sorpresa, vedo che e' un semplicissimo tappo di un metro e sessanta, che dall'alto di una piattaforma, posta dietro di me a 50cm dall'altezza, mi sta sollevando. Sono frazioni di secondo. Percepisco il suo volto. Uno sguardo da Iena ridens, un corpo da Orango tango e i suoi denti digrignanti da babbuino in calore. Al quinto secondo, complice la gravita' e la mia reazione mi molla . Allora si lancia in un grido stile King Kong alzando le braccia verso l'alto per poi battere i pugni sul petto. Me ne esco in tutta fretta con il dubbio di essere stato al cinema o davvero allo Zoo. Il giorno seguente ricevo un bel messaggio su FB. E' la tipa che tanto mi piaceva e che avevo incontrato al festival. Si e' ricordata di me e mi vule incontrare. Ci si becca il giorno stesso. Mi armo di dizionario e scopro qualche ora piu' tardi come un semplice libricino possa rivelarsi non solo un arma di incredibile utilita', ma trasformarsi in un valore aggiunto che obbliga la comunicazione tra due persone a prendersi dei tempi ben diversi, delle lunghe pause che permettono giochi di sguardi e meccanismi di body language, che usualmente non vengono applicati o a cui non ci si fa caso. Io per primo, sono rimasto sorpreso dell'efficaccia di un approccio del genere, per cosi' dire "morbido". Alla fine risultera' vincente sebbene avesse il fidanzato. E lei a raccontarmi un sacco di cose e a rivelarmi i segreti delle donne yakute, dei loro complessi e della loro condizione di vita che lei stessa reputa molto difficile, dove il concetto di base e' "accontentarsi di cosa passa dal convento". Per via di lei a Yakutsk ci rimango cinque giorni in piu'. D'altronde come poter fare altrimenti. Sara' l'arrivo della Babuska a forzare la mia partenza. A Yakutsk ci ho lasciato il cuore. Dasha e Viktoria me le portero' sempre dentro di me, ognuna con le sue paranoie e i suoi discorsi puerili, formatosi in una dimesioe spazio-temporale pressoche identificabile con il perimetro della citta' stessa. Lascio YAKUTSK un venerdi mattina dopo una notte insonne. Sono in coma. Sbaglio il numero dell'autobus. In realta' il numero e' corretto, semplicemnte non ho fatto differenza tra trolleybus e bus. Finisco non lontano dal porto, tuttavia al porto io devo andare. Spiego il mio problema al conducente. Lui si adopera per aiutarmi portandomi da un suo collega a cui speiga la situazione. Salgo sull'altro autobus. Mi vengono offerti cioccolatini e un pezzo di pane. Il conducente cerca di spiegarmi che al prossimo incorcio io devo scendere e girare a sinistra e prendere il bus 101. Io capisco sette parole, ma quelle giuste per uscire dall'empasse. Prima che scenda, il conducente mi fa cenno di avvicinarmi. Mi offre 200rubli (5eur) dicendomi che sono per il pranzo. Io lo guardo cercando di trasmettergli tutta la stima che ho nei suoi riguardi e in generali per i russi, per il loro modo di vedere gli stranieri, i viaggiatori. Gli rispondo che i soldi non sono cio' di cui ho bisogno. Lui mi sorride e mi apre la porta. La mia avventura a Yakutsk termina con questo gesto di grande umanita', dimostrandomi che anche nella piccola Jacuzia di realta'ce ne sono tante e che riuscire a descrivere cosa sia la davvero Russia e i russi in maniera obiettiva e' pressoche impossibile.

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FOTO DI YAKUTSK :

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Yakutsk

( http://it.wikipedia.org/wiki/Jakutsk ) e' stata una profonda delusione, ma la colpa e' stata tutta mia. Per anni questa citta' ha rappresentato per me un mito, un luogo misterioso e mistico ai confini della civilizzazione, isolato da tutto, connesso solo a questo grande fiume chiamato Lena. Sono arrivato li probabilmente con le aspettative piu strane e rocambolesche. Ne sono uscito deluso e amareggiato. Ho giocato troppo tempo a Risiko ( http://it.wikipedia.org/wiki/RisiKo! ). Yakutsk e' la capitale della Jacuzia e della repubblica Sakha, una popolazione nativa di origine turco-mongole dai tratti somatici orientali e da ambigui modi di fare. Molto diversi dai Russi.Immagine

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A Yakutsk c'e' davvero poco da vedere e da fare. E' una citta modesta in preda ad una vorticosa crescita, divisa tra nuovo e vecchio, tra grattacieli e case di legno con tetti d'amianto. Yakutsk al di la di tre strade in centro e' una citta' sporchissima attraversata da una rete di immense tubature esterne che la ornano come fosse un albero di natale.
Con la speranza che si capisca il senso burlesco del mio personaggio e di non tirarmi dietro l'ira delle "cagnette nostrane" per dirla alla De Andre' o di chi a tutti i costi voglia palesarsi difensore di una morale ipocrita dai "buoni modi da fare", onestamente, da uomo, se devo dirla tutta, l'unica cosa per il quale valge la pena andare a Jakutsk, al di la' della festa del sostizio d'estate, sono le sue donne. A Jakutsk "la pesca a strascico" la si puo' decisamente mettere da parte per una accurata e bucolica "caccia" di qualita'. A Jakutsk "pascolano greggi" di una strafottente bellezza dal caloroso sorriso. Le donne a Jakutsk sono "la meraviglia", la sorpresa che non ti aspetti, razze diverse che nel tempo hanno fatto pace tra loro dando vita ad incroci di straordinaria "pregevolezza". Occhi tagliati dalla forma di una gondola, occhi scuri color nocciola, ma anche chiari, verdi o blu. La pelle color ocra, a volte caffe', a volte bianco latte. Nasi schiacciati dalle geometrie incredibilmente perfette, allineati alla fronte come per magia. Visi tondi e guance ripiene ma anche zigomi pronunciati e facce aride, dalle linee ben definite. Corpi perfetti, dalle forme longilinee ed equilibrate. Visi che non invecchiano mai, tenuti giovani dai cinquanta sotto zero che ogni anno imperversano tra le strade di Jakutsk. Centimetri che di rado si avvicinano alla soglia dei centosessanta, centimetri di una bellezza -che ripeto- sconvolgente. Mi innamoravo dalle due alle tre volte al giorno con quotidiana precisione e ogni volta mi convincevo che piu' bella di cosi' non si poteva trovare e ogni volta nemmeno a dirlo la smentita, finche un giorno la fortuna ha voluto che incontrassi la mia piccola Sakha.


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Ovviamente una casualita', perche' Lazzurro ha smesso di cacciare da diversi anni, tuttavia se si presantano delle situazioni "interessanti" di certo non si tira indietro. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Concludere e' un altro paio di maniche. Sebbene tu sia uno straniero il fatto stesso di esserlo e' un vantaggio quanto uno svantaggio. Le ragazze in generale per quel che ho capito a Jakutsk hanno pochissime relazioni e tengono molto in considerazione quello che la gente dice e pensa di loro. In luoghi pubblici manteranno sempre una certa "distanza" applicando ad arte la " politically correct ". Il modo migliore e' trovarsi a tu per tu, in un luogo isolato e lontano da occhi indiscreti. Si sposano appena possono come se fosse un dovere o una necessita'. Nel caso piu' fortunato sono gia' fidanzate. Trovare una ragazza libera non e' facile, tuttavia in accordo con quello che mi hanno detto, molte relazioni sono dettate da situazioni contigenti come la solitudine, la noia, la posizione sociale, per cui, se si ha tempo e pazienza e' molto facile centrare un bersaglio. Pur di non stare sole si accontentano di quello che passa e se il cavallo non va bene o alza troppo il gomito, lo cambiano in quattro e quatrotto. Le donne sole sono diciamo etichettate come "donne dai cattivi pensieri" ( traduzione letterale dal russo) e per questo viste male dai ragazzi di buona estrazione sociale, uomini che a loro volta, senza problemi vanno a puttane. Tuttavia quello che mi ha colpito di piu' e' il livello decisamente basso di cultura generale e una scarsa attitudine ed interesse alla conoscenza e nella maniera piu' precisa, nello sviluppo di una certa presa di coscienza di dove si e' e cosa si fa, come se l'isolamento forzato a cui sono sottoposti o costretti -secondo le diverse interpretazioni, si trasforma in una forma mentale di tipo isolazionistica e sulla difensiva. Niente di nuovo se non fosse che stiamo parlando di una citta in pieno sviluppo e di grandi dimensioni, con una rete internet, che seppure lentissima, e' nella posizione di svolgere perfettamente il suo lavoro divulgativo. Tuttavia, preso per vero quello che mi hanno riferito, l'85% delle connesioni internet sono dirette a Facebook. La gente passa ore a guardare le foto di quello o di quell'altro, a spiare cosa fa quello o quell'altro come se non ci fosse di meglio da fare, e onestamente li capisco. L' inverno dura nove-dieci mesi all'anno. Non ci sono molte cose da fare. Un paio di locali, un centro sportivo e un territorio grande quanto l'europa centrale del tutto disabitato. L'alcol diviene quindi uno dei passatempi preferiti dei giovani, soprattutto dei maschi. A detta delle ragazze cn cui ho parlato, il fatto di bere o meno e' al primo posto tra i fattori di scelta di un uomo. Quando io dicevo che bevevo, mi guardavano come dispiaciute. Io cercavo di spiegargli che il modo di bere "nostro" e' molto diverso e, seppur non so quali siano le ragioni, di rado conduce una persona a comportarsi come uno jacuzio quando beve. Loro sostengono che esso dipenda da un fattore genetico. Se un jacuzio beve perde il senno, diventa agressivo e fa di tutto per trovare il modo di picchiarsi con qualcuno. Io all'inizio la prendo per buona non sapendo nulla in proposito. Poi mi informo su internet e non trovo nessun riscontro scientifico se non semplici dicerie propagandistiche. Ne deduco che esso sia una semplice scusa per potersi giustificare e bere di piu'. Ne ho le prove qualche giorno piu' tardi quando in prima persona ho assistito ad una scena da film, tipo "Il Gladiatore", in cui mi sono imbattuto nella stessa persona in due diverse occasioni, prima e dopo l'atto di bere. Una trasformazione in pieno stile "Dr Jekill e Mr. Hyde". Ne ho un'ulteriore prova che non c'e' nulla di fondato in tale diceria, quando decido di fare un a prova scientifica. Compro 8lt di birra e preparo 400gr di pasta aglio olio e peperoncino. Siamo io e colui che mi ospita. Si chiama Egor ed ha 25 anni. Mangiamo e beviamo esattamente la stessa quantita'. Dopo tre ore di esperimento il risultato e' che siamo decisamenti brilli ma nessuno dei due e' ubriaco. L'unica differenza sostanziale e' che io poi me ne sono andato a dormire, mentre Egor, e' andato a comprarsi un altra bottiglia da due litri. Alle quattro del mattino mi sono ritrovato sopra di me i suoi 85kg e il suo bel culone grasso mi ha dato il benvenuto con una bella scureggia in faccia che grazie a Dio non era una di quelle che puzzano ma fanno solo rumore. Al che gli grido di spostarsi e di levarsi dalle balle. Sebbene sia a casa sua la situazione e' surreale. c***o lui ha il suo letto. Che c***o ci fai qui -gli grido nuovamente. Lui nisba. Anzi si concede il lusso di un bel rutino. Chapeau! Ottacinqe chili di pura inamovibilita'. Inutile cercare una qualsivoglia forma di dialogo. Con sforzo riesco a spostarlo sul fianco. Mi alzo e me ne vado nel suo letto dove con sorpresa c'e' una ragazza. Lui e' un manager, anzi e' il top-manager della piu grande compagnia IT della citta': figuriamoci gli altri. http://www.youtube.com/watch?v=nJmWLqqS--A&feature=plcp

A Jakutsk ci arrivo in notturna. A raccogliere lo sventurato viaggiatore ci pensa una ragazza russa, molto bella ma con decisi problemi d'instabilita' emotiva che con grande rammarico scopriro' quando sara' troppo tardi. In tutti i modi grazie a lei finisco ad una festival di musica metal, hard-core. Non che mi interessasse molto, piu che altro volevo vedere che movida tirasse a Jakutsk. Dopo 20giorni di Kolyma, uno ha anche il desiderio di sballarsi un pochino. Al festival ci arrivo con un micro bus e con un forte disappunto per la mia ospite, Maria, che per chissa quale ragione alla fermata del bus sparisce. Si era presa la briga di fare spesa. Comprare cibo e alcolici. Il bus parte tra 5 min. Il primo supermercato e' distante 800mt. Che faccio? Mando a fanculo lei e le sue schizzofrenie e salgo sul bus. Mi ritrovo da solo sul bus senza cibo e una birra. C'e' odore di gran festa tuttavia. Sul posto ci sono alle 17:30. Appena arrivato subito sono adocchiato da quattro ragazzi che prontamente mi si avvicinano con una bottiglia di vodka. "AT KUDA TI (di dove sei?)" "Italiano?" e ouila' ci risiamo. '' DA....DA YA ITALIANEZ" (si. si io sono italiano) - rispondo. Non l'avessi mai detto, dopo mezz'ora il problema "cibo e alcol" poteva dirsi archiviato. Nell'arco di 15 minuti si sparge la voce che ci sia uno straniero. E una situazione surreale e quasi imbarazzante che mai mi sarei immaginato. Vengo letteralmente preso e spinto a conoscere questo e quell'altro. E giu' di vodka. Ogni stretta di mano, ogni tenda in cui finivo era d'obbligo la penintenza alla graminacia piu esclusiva di Russia. Un dovere. Un lento scivolare verso forme di comunicazione sempre piu rozze e primitive. Dopo due ore che sono arrivato al festival ancora non sono riuscito ne a entrare nella zona palco ne a montare la mia tenda. Non ne sono semplicemente piu' in grado. Non solo stortissimo ma non riesco ad avere un minuto da solo, in pace, per riflettere sul da farsi. I jacuti sono delle bestie. Non mangiano e ingurgitano quantita' inverosimili di alcol che Dio solo lo sa come facciano. Ho visto terminare una bottiglia di vodka da un litro senza succo in nove minuti cronometrati. Eravamo in cinque. Io ho fatto piu' che altro da spettatore. Alle nove di sera riesco finalmente ad avere lo carica giusta per montar su la tenda. Mi infilo in una tenda vicina alla mia. Ci sono tre belle ragazze. Per fortuna non hanno che della semplice birra. Mi offrono un sacco di cibo. Mi ci tuffo. La sbornia cala. Riprendo a respirare. La cloche di nuovo salda nelle mie mani. Dopo un ora rinchuso nella tenda protetto dalle tre ninfe dagli occhi a mandorla riprendo decisamente il timone della situazione. Sara anche l' ora che vada a questo festival, visto che il biglietto l'ho pagato e sono ancora nella zona camping. Nemmeno il tempo di uscire dalla loro tenda, congedarmi con gentilezza, e dirigermi verso la mia, che sono preso sotto braccio da due energumeni dalle ascelle pelose e puzzolenti. Mi invitano a bere. Io rifiuto. Loro non desistono e mi tirano letteralmente su di peso portandomi sulle spalle come un fagotto verso la loro tenda. Dieci secondi in cui penso a come uscirne. I miei tentativi "orali" di dissuaderli non hanno nessunissimo effetto. Sono a due metri dal terreno, portato sulle spalle da due jacuti completamente strafatti. Sono in un gione dantesco la cui fine e' programmata per la mattina sucessiva. Non mi do per vinto. Mi gioco il jolly. Riesco ad ottenere di avere per lo meno i piedi per terra. Mi do alla fuga piu' bieca. Entro nella zona del concerto. Ci sono non piu di 30 persone. Mi rendo conto solo allora che in realta' la gente e' li per fare solo del bordello. Mi metto l'anima in pace e cerco di godermela. Poi la svolta. Incontro casualemnte quello che per molti anni e' stato il mio sogno, ovvero trovare una donna dagli occhi chiari ma dal taglio orientale e con la pelle scura. Se non e' esattamente come la pensavo gli si avvicina di brutto. Rimango impietrito e il meglio che sappia fare e' un flebile "ciao". Gli giro intorno con lo sgurado per un po. La osservo a distanza nascosto da un albero. Si chiama Dasha. Il tipo che le sta appiccicato non sembra tuttavia il suo tipo. Almeno e' la sensazione. Decido di andare. O la va o la scappa. Riesco a portare a casa una foto ricordo e il suo contatto in vk.com. Di piu' non mi e' stato possibile fare. Ero SPROVVISTO di dizionario, lei non sapeva una parola di inglese e io non avevo nessuna intenzione d'imbastire una conversazione tipo "Io Chita tu Tarzan" e giocarmela cosi' su due piedi. Dieci minuti piu' tardi vedo un altra creatura meravigliosa. Uno spettacolo. M'INNAMORO IMMEDIATAMENTE....Cristo parla inglese. DAVAI!!! Attacco subito bottone. Si chiama Viktoria e fa la sua parte L'euforia del primo istante si rivelera davvero effimera. Decido di tirarmi la zappa sui i piedi chiedendole l'eta'. Mai mi sarei immaginato una risposta tanto inequivocabile. Aveva sedici anni. Avete capito proprio bene. Aveva solo sedici fottutti anni. In quel momento mi e' davvero crollato il mondo. Tra un afflato ancora decisamente alcolico ho trovato la forza di non prendermela troppo. Ho preso un bel respiro. Ho celato la forte amarezza. Sono rimasto fedele alla mia morale evitando di scendere a patti con i pensieri piu' biechi. Per contro, come se non fosse gia' abbastanza, abbiamo passato le successive otto ore sempre insieme, uno attaccato all'altro, corroso dai piu reconditi e blasfemi desideri, a guadarsi uno negli occhi dell'altro, come dire, mo che c***o si fa. Al di la di questo, la notte passa. Ad un ora imprecisata della notta incontro per caso la mia ospite, Maria, totalmente fatta che lacrima mezza nuda impreda a convulsioni isteriche. Che aveva qualche problemino lo avevo intuito gia dal pomeriggio ma fino a questi punti. Cerco comunque di aiutarla. Invano. Mi fa il dito medio e se ne va gattonando tra l'erba alta. La rivedro soltanto il mattino seguente in condizioni nemmeno tanto mali. Sono sorpreso. Sempre nel cuore della notte assisto ad uno dei passatempi giovanili- a detta degli Jacuti- piu' in voga del momento: sedersi tutti attorno ad un focolare, bere fino allo sfinimento e poi per chiarire i concetti espressi, gonfiarsi come pomi finche qualcuno non si fa male seriamente. Quando ho visto questa scena, mi sono subito messo in mezzo cercando di capire la situazione, Parlo con uno con cui avevo parlato qualche ora prima. Apro una parentesi. Lui ha 22anni. E' sposato. Parla un discreto inglese ma non e' stato mai al di fuori di Jakutsk. Dice che e' tropppo costoso. E' brutto ma tanto. Gli mancano un paio di denti. Lavora. Assisto ad una radicale trasformazione. In precedenza si era rivelato gentile, accolturato, con un inglese discreto. Mi aveva aiutato piu' volte ad uscire da alcune situazioni al limite della "pacificita' ". Ora, invece si pone duro eni miei confronti, come l'occidentale che viene qua a dettare la legge, a dire quello che e' giusto o no fare. Io gli ho fatto semplicemente una domanda. Gli ho chiesto quale sia il senso di tale violenza. Lui, implacabile, mi dice che lo fanno per dimostrare il loro coraggio. Ora e' vero che questa pratica puo ricordare vagamente molti dei rituali dionisiaci di alcune tribu', ma in quella situazione contigente (un festival in cui la gente va divertirsi), di rituale ci vedevo ben poco, men che meno una prova di coraggio. Io gli rispondo in maniera secca e provocatoria. Gli chiedo perche' non metessero alla prova il loro coraggio per esempio non andandosene in giro per la Russia o per l'Europa in autostop. La risposta non si fa attendere. "Zachem?" ( a che pro?) Ehhh c'ha anche le sue ragioni... d'altronde come dargli torto..la conoscenza non e' un piatto appetibile...smostrarsi il muso non e' poi cosi costoso. Lui si gioca il "rinforzino", e mi mostra l'anulare destro. Una belle fede al dito. ''Ya rabotayu i dva sin" (io lavoro e ho due figli) -mi dice- come se il fatto fosse una condizione ineluttabile piuttosto che una semplice scelta. Amazza che coraggio sta donna a pigliarsi uno cosi'. Lo rivedro ancora una volta alle nove del mattino. Sigaretta in bocca. Alito decisamente pesante. Birra in mano. Mentre ci salutiamo io ripenso a quello che mi ha detto e m'immagino questi due figli come possano crescere allevati da un tipo del genere che si presenta strafatto a casa ed essere contento di essersi menato gratuitamente solo per dimostrare la propria maschilita. Le differenze culturali sono cosi' ampie che ogni moralismo torna indietro come un frisbi. C'e' poco da discutere. Le donne accettano questo fatto. Ne sono le dirette coorresponsabili. Se sono contente loro che facciano un po' come vogliano. Lui non e' un caso particolare. Nemmeno la norma, ma nemmeno piu' di tanto lontano. Lui e' la prova che non esiste nessun fattore genetico che fa dei Jacuti persone piu sensibili all'alcol. Loro semplicemente bevono quantita' di vodka che una persona comune non e' in grado di assimilare in una sola volta. Un tagiko mussulmano, una volta mi disse:" Ma che dici...i Russi bevono? Ma hai mai visto un Jacuto? ". Crescono in un ambiente culturalmente limitato, con dei valori decisamente terra-terra in cui la violenza e' parte integrante della normalita'. Di risse nella mia vita ne ho viste molte ma mai cosi tante e cosi concentrate in poco tempo e nello stesso luogo. E non e' importante se quello che sta davanti a te e' alto due volte te. Se c'e' da picchiarsi fanno la fila per farlo. Le parole vanno attentamente selezionate. Una parola di troppo e scattano come delle molle con i loro petti in fuori da galli cedroni in tempi di accopiamento. Il clima certo non li aiuta, tuttavia se si fa un discorso del genere non si va da nessuan parte. Il giustificazionismo e' una forma puerile di vilta'. Sono piuttosto convinto che se una decina di migliaia di uomini con un minimo di senso civico e con buone intenzioni andassero a Yakutsk, ci sarebbe una emigrazione femminile da Yakutsk a quattro zeri. Direi quasi, la fila. Il giorno dopo m incontro con una ragazza yakuta. Carina. Due lauree alle spalle. Sposata con un cinese. Ventiquattro anni. Vive a Singapore. Parla un inglese perfetto. Si fa due chiacchere aspettando un amico suo che vivie a Jakutsk. Vuole andare in un locale e vuole portarmici. Io dico: " Figo!" Il suo amico non parla inglese. Veste elegante. Una faccia pulita. Saliamo in macchina. Una bella macchina costosa. L'ha comprata usata a Vladivostok. Andiamo a questo locale. Io non ho parole. Se qualcuno ha visto il film "L'impero dei sensi", ecco il posto assomigliava a quello. Una ristorante cinese che faceva anche da disco e piu' che altro da pesca a strascico per vecchi bavosi. Sala centrale bar e pista da ballo. Un sacco di donne sulla trentina abbondante a cercari vecchi ubriaconi con i soldi. Ai lati tante piccole stanzette isolate dove sedersi e mangiare. La musica un misto tra pop e liscio russo - se si puo' dire. I prezzi sono roba da piazza San Marco. Yakutsk e' una citta' cara quanto Mosca.

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12,5 eur per 1kg di nocipesche


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9eur per 60 gr di Bresaola

Io non guardo lui, ma guardo lei e mi chiedo come una tipa accolturata come lei possa andare in giro con un elemento del genere. Dopo due minuti molto educatamente faccio presente che io qui non ci voglio stare un minuto di piu. Loro non obiettano. Mi chiedono se voglio andare a casa. Io rispondo che se c' e' un locale carino, io a casa vorrei non andarci. Loro si guardano senza dirsi nulla, poi lui mi fa: "Ci sarebbe un localino. Si chiama Dragon, ma bisogna stare attenti". ''In che senso" -dico io. "Nel senso che e' facile imbattersi in risse e tu come straniero sei un facile obiettivo" -lui risponde con tono pacato. Deglutto un attimo. Capisco dove vuole andare a parare. Dopo aver visto quello che e' successo al festival, mi sento pronto per provare il Dragon. Si va al Dragon. Sono le due passate e sulla porta ci sono "vagoni di gnocca" tirata al lustro che sembrano tutte aspettare di perdere la scarpetta. Sono stracarico. Ancora una volta l'euforia svanisce presto. Una volta entrato sono letteralmente guardato a vista, nel senso che lui e lei passatoil loro tempo a farmi da guardie del corpo. I miei unici momenti liberi sono stati in un paio di occasioni quando, con la scusa di andare al cesso, me ne sono andato a fare un giro per la sala a vedere che aria tirasse. Non che fosse grande ma era bella piena, della gnocca migliore. Musica dance-house su standard europei. Ballabile con un paio di birre. La situazione era la seguente. Centro della pista dominato da sinuose gambe rigorosamente supportate da agili verticosi tacchi a spillo. Ai lati, a chiudere il cerchio i maschi. Avevo la sensazione di essere allo Zoo dove le bestie erano state liberate e si assisteva ad un lento accerchiamento da parte dei predatori. Tuttavia i burberi jacuti sembravano preferire le birre e starsene puttosto vicini al bancone del bar che alle ragazze. Meglio cosi' dico. Almeno campo largo. Nemmeno lo avessi pensato. Lui mi si avvicina e mi dice: " Che non ti venga minimamente l'idea di andare la' in mezzo. Probabilmente hanno un fidanzato da qualche parte al bancone. Qui e' cosi'. Gli uomini bevono e le donne ballano. Se ti avvicini ad una di quelle "sbagliate" puo' scoppiare il finimondo". Minchia che paranoie...ragazzi. Ma come si va a vivere in un paese del genere. Mi avevano costretto di fatto a ballare esclusivamente con loro. Una rottura di colgioni. Ero tentato di andarmene subito. Trovo modo di andarmene un po in giro, libero da quella marcatura a uomo. Passano non piu' di cinque minuti e scoppia una rissa al centro della pista. Sono tutte donne che si menano alla grande. Nessuno interviene. Nemmeno la security. E' puro spettacolo. Chi fa il tifo per quella chi per l'altra. Altro che Zoo, qui e' roba da neuro. Il tipo mi prende sotto braccio e mi porta via di forza in un altra sala. Porco boia -dico io- calma un attimo. Mi fa piacere che ti preoccupi per me ma cosi non ha senso". Di senso, in effetti, c'e' n'era ben poco. Ero li da un ora e non avevo fatto altro che lo spettatore. Per ballare in quel modo con l'ansia che qualsiasi cosa faccessi potesse in qualche modo dare adito a scatenare della violenza, tanto valeva, andarsene. Mi concedono dieci minuti. Ballavo ora in mezzo alla pista circondato da veneri stupefacenti. Avevo tutti gli occhi puntati addosso. Io cercavo silenziosamente di corrispondere a qualche sguardo cercando di carpire chi poteva essere quella giusta, con la dovuta attenzione a quello che succedeva al banco. Un occhio alle gambe. Un occhio al bancone. Nel frattempo i due mi facevano da palo. A raccontarla uno non ci crede. Riesco a scambiare due parole con una tipa ma l'ansia di creare un problema diventa incontrollabile e la tipa si accorge che con la testa sono da un'altra parte.Sparisce. Ci rinuncio. E' ingestibile una situazione cosi'. Il tipo capisce il mio problema. Si offre di farmi da ambasciatore e portarmi fuori da quella stanza la ragazza che avrei scelto. Io lo ringrazio, ma rifiuto la sua proposta. Gli dico che questo non e' il gioco che a me piace. Balliamo una mezz'oretta ancora. Sul fare di andarcene, quasi sulla porta di uscita, ad un certo punto, del tutto inaspettatamente, vengo letteralmente sollevato di 60cm da terra, da due mani che mi prendono da dietro, sotto le ascelle.

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La seduta di "sollevamento pesi" dura cinque secondi. Durante il primo secondo ho pensato a che cosa stesse succedendo. Al secondo ho immaginato che uno della security per qualche strano motivo, avesse deciso di levarmi di li. Al terzo, l'inimmaginabile. Giro la testa con l'idea che ci fosse un gigante a solevarmi e con icredibile sorpresa, vedo che e' un semplicissimo tappo di un metro e sessanta, che dall'alto di una piattaforma, posta dietro di me a 50cm dall'altezza, mi sta sollevando. Sono frazioni di secondo. Percepisco il suo volto. Uno sguardo da Iena ridens, un corpo da Orango tango e i suoi denti digrignanti da babbuino in calore. Al quinto secondo, complice la gravita' e la mia reazione mi molla . Allora si lancia in un grido stile King Kong alzando le braccia verso l'alto per poi battere i pugni sul petto. Me ne esco in tutta fretta con il dubbio di essere stato al cinema o davvero allo Zoo. Il giorno seguente ricevo un bel messaggio su FB. E' la tipa che tanto mi piaceva e che avevo incontrato al festival. Si e' ricordata di me e mi vule incontrare. Ci si becca il giorno stesso. Mi armo di dizionario e scopro qualche ora piu' tardi come un semplice libricino possa rivelarsi non solo un arma di incredibile utilita', ma trasformarsi in un valore aggiunto che obbliga la comunicazione tra due persone a prendersi dei tempi ben diversi, delle lunghe pause che permettono giochi di sguardi e meccanismi di body language, che usualmente non vengono applicati o a cui non ci si fa caso. Io per primo, sono rimasto sorpreso dell'efficaccia di un approccio del genere, per cosi' dire "morbido". Alla fine risultera' vincente sebbene avesse il fidanzato. E lei a raccontarmi un sacco di cose e a rivelarmi i segreti delle donne yakute, dei loro complessi e della loro condizione di vita che lei stessa reputa molto difficile, dove il concetto di base e' "accontentarsi di cosa passa dal convento". Per via di lei a Yakutsk ci rimango cinque giorni in piu'. D'altronde come poter fare altrimenti. Sara' l'arrivo della Babuska a forzare la mia partenza. A Yakutsk ci ho lasciato il cuore. Dasha e Viktoria me le portero' sempre dentro di me, ognuna con le sue paranoie e i suoi discorsi puerili, formatosi in una dimesioe spazio-temporale pressoche identificabile con il perimetro della citta' stessa. Lascio YAKUTSK un venerdi mattina dopo una notte insonne. Sono in coma. Sbaglio il numero dell'autobus. In realta' il numero e' corretto, semplicemnte non ho fatto differenza tra trolleybus e bus. Finisco non lontano dal porto, tuttavia al porto io devo andare. Spiego il mio problema al conducente. Lui si adopera per aiutarmi portandomi da un suo collega a cui speiga la situazione. Salgo sull'altro autobus. Mi vengono offerti cioccolatini e un pezzo di pane. Il conducente cerca di spiegarmi che al prossimo incorcio io devo scendere e girare a sinistra e prendere il bus 101. Io capisco sette parole, ma quelle giuste per uscire dall'empasse. Prima che scenda, il conducente mi fa cenno di avvicinarmi. Mi offre 200rubli (5eur) dicendomi che sono per il pranzo. Io lo guardo cercando di trasmettergli tutta la stima che ho nei suoi riguardi e in generali per i russi, per il loro modo di vedere gli stranieri, i viaggiatori. Gli rispondo che i soldi non sono cio' di cui ho bisogno. Lui mi sorride e mi apre la porta. La mia avventura a Yakutsk termina con questo gesto di grande umanita', dimostrandomi che anche nella piccola Jacuzia di realta'ce ne sono tante e che riuscire a descrivere cosa sia la davvero Russia e i russi in maniera obiettiva e' pressoche impossibile.

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FOTO DI YAKUTSK :

http://www.facebook.com/media/set/?set= ... a500e7f5c1

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fatto

però è ovvio che avrebbe pagato la multa una volta in overstay

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CARI AMICI e CARI FUN DELL'AZZURRO, MI VEDO COSTRETTO A CHIEDERVI UN AIUTO: come molti di voi sapranno, per ragioni legate alla lunghezza del viaggio e alle contingenze che si sono create, non sono riuscito a finire il mio viaggio entro i 90 giorni per legge CONCESSI. La mia scelta allora fu, o prendere un aereo e mandare a monte tutto il mio progetto, o provare ad essere clandestino e ad andare avanti confidando nella fortuna e nella burocrazia russa. Dopo aver consultato la legge Russa a riguardo, e meditato alungo, presi la decisione a mente fredda di proseguire nel mio viaggio sebbene il rischio legato al fatto di essere illegale. Dopo 119 giorni di viaggio...

QUESTA MATTINA AL MIO RISVEGLIO NON C' ERA LA COLAZIONE, MA I CORPI SPECIALI DELLA POLIZIA RUSSA.

Non so come loro abbiano fatto a sapere dove mi trovavo, in quella casa, a tale ora, sta di fatto che mi hanno preso e portato in una specie di questura per 7 ore per rispondere ad un quizzone da mille domande. Hanno voluto sapere tutto quello che ho fatto in tutto questo tempo, citta che ho visto, gente che ho incontrato, tutto sulla mia famiglia, foto che ho fatto, residenze in europa in cui ho vissuto o meno, lavoro, donne e chi ne ha piu ne metta. Io ero tranquillo perche avevo letto la legge a riguardo la clandestinita in Russia e non avevo nulla da nascondere, ma era chiaro che loro pensavano e pensino che sia una spia o qualcosa di simile, e non un semplice viaggiatore. Per questa ragione ho avuto molta paura.

Mi hanno rilasciato con un foglio di via dicendomi che devo lasciare il paese entro 7 giorni e pagare una multa intorno ai 60eur. Di ufficciale e' chiaro che non c'e' ancora nulla. Un sacco di carte da tradurre e molta generalita'.

Trovandomi ancora ad oltre 3000km dal confine, e' praticamente impossibile che io faccia in tempo ad uscire dal paese a meno che non prenda un treno o un bus che pero ha un costo non irrisorio da queste parti.

Il tutto non sarebbe un problema se avvessi sufficente denaro.

In questo momento ho circa 25eur e visto che ho molti amici vorrei evitare di dover chiedere soldi alla mia famiglia. Le cose a volte vanno cosi, a volte diversamente, non sono qui in preghiera ne in ginocchio a piangere o chiedervi di risolvere i miei problemi. Ognuno faccia come crede e si senta.


CIO CHE VI CHIEDO, DATO CHE SIETE STATI MOLTI AD AVER SOSTENUTO E SEGUITO IL MIO VIAGGIO, E' UN INVIO DI 1 solo EURO

SULLA MIA POSTAPAY 5299 4805 5559 7908 (Clemente Perazzo) o eventualmente se non disponente di una postepay, potete utilizzare la forma di pagamento attraverso il sistema di donazione che trovate sulla home del mio in alto a destra.

SAPPIATE IN QUESTO CASO CHE LA transazione minima e' di 1,70 EUR. Il SISTEMA E' SICURO GESTITO DA PAYPAL.

VI INVITO A scirvermi un sms in privato per dirmi che lo avete fatto in modo tale che al raggiungimento della cifra, io non ricevi soldi in eccesso da altri.

UN GRAZIE DALL'AZZURRO

P.S Qualche ora fa sono venuto a sapere che mi hanno trovato perche il furbone del sottoscritto ieri ha avuto la bella idea di andare al museo del AK-47 a provare a sparare ( mi trovo esattamente dove ce la casa di produzione del famoso Kalashnikof) e c'era l'obbligo di mostrare il passaporto cosa che io non ho fatto con una banale scusa, ma a mia insaputa lo ha fatto il ragazzo da cui sono ospite, in questo modo sono risaliti al suo indirizzo

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Claudio ha scritto:
fatto

però è ovvio che avrebbe pagato la multa una volta in overstay


grazie mille per l aiuto, in realta no claudio, non avrei pagato nulla, in quanto esiste un caso particolare quando dichiari di aver perso il passaporto, in quel caso ottieni un foglio di via, ovverro un permesso speciale di una settimana per uscire dal paese, senza pagare nulla, soltanto che quando ero li per faarlo e arrivata la polizia a prendemri a casa, un caso...una coincidenza, un messaggio chi lo sa....cmq sono rimasto sorpreso molte perosne mi hanno aiutato, credo che dovrei farcela, ora sono fermo finche non la pago non mi lasciano uscire dalla citta, sono in una specia di arresti domiciliari

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lazzurro ha scritto:

grazie mille per l aiuto, in realta no claudio, non avrei pagato nulla, in quanto esiste un caso particolare quando dichiari di aver perso il passaporto, in quel caso ottieni un foglio di via, ovverro un permesso speciale di una settimana per uscire dal paese, senza pagare nulla, soltanto che quando ero li per faarlo e arrivata la polizia a prendemri a casa, un caso...una coincidenza, un messaggio chi lo sa....cmq sono rimasto sorpreso molte perosne mi hanno aiutato, credo che dovrei farcela, ora sono fermo finche non la pago non mi lasciano uscire dalla citta, sono in una specia di arresti domiciliari



ok, però per "perdere" il passaporto dovevi distruggerlo no? o provavi a imboscarlo?

in ogni caso in bocca al lupo, esci presto e facci sapere

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